Droni insicuri e Mas dimenticati

Qualche idea anche dalla periferia dell’ “impero”.

Due anni e mezzo fa, quando la situazione libica iniziava ad intrecciarsi e i negrieri a farsi sempre più feroci, scrivemmo che forse l’Europa avrebbe dovuto allestire “cittadelle della libertà” sulle coste della Libia. Luoghi di umana accoglienza per battere gli schiavisti.

Oggi, dopo migliaia di morti, si pensa ad affondare i barconi tramite droni.

La supertecnologia opera chirurgicamente, dicono.

Non sempre accade. Nelle ultime ore abbiamo visto l’errore americano in Pakistan dove ci ha rimesso la vita l’operatore umanitario Giovanni Lo Porto.

In questa vicenda ci sono passaggi oscuri – forse gli USA non sono disponibili a bombardare le ex terre di Gheddafi – ma non è questo che vogliamo approfondire.

Torniamo ai mezzi che dovrebbero colpire le imbarcazioni degli “scafisti”.

italiani

Mentre ascoltiamo o leggiamo le diverse discussioni, ci viene in mente che l’Italia negli anni della Seconda guerra mondiale, dinanzi alla tecnologia navale sempre più spiccata degli inglesi, puntò sul Reparto mezzi d’assalto. I famosi MAS: il 15 marzo 1941 divenuti X MAS, i famosi “maiali”, battelli sommergibili, agili e silenziosi, guidati da uomini.

Peter Kemp, nel Quaterly Journal of Military History, scrisse così: “Le imprese della X Mas sono un esempio di ciò che il coraggio e l’audacia possono di fronte a un’apparente sproporzionedi forze. In una guerra in cui  la tecnologia aveva assunto un’importanza crescente, le loro gesta rimandavano a epoche in cui erano il carattere e il coraggio a contare più di ogni altra cosa”.

I MAS affondarono due navi cisterna: la Fiona Shell e la Denbydale, all’interno del sorvegliatissimo porto di Gibilterra, danneggiarono la motonave Durham, violarono il porto di Alessandria d’Egitto portando un duro colpo a due corazzate: l’ammiraglia Queen Elisabeth, e la Valiant, al cacciatorpediniere Jervis e alla nave cisterna norvegese Sagona. I dati sono riportati da una recente tesi di laurea all’università di Macerata.

A guerra terminata, e diversi anni più tardi, i MAS, squalificati dalla storia vincente perché collegati unicamente alla figura del principe nero Junio Valerio Borghese, operarono in segreto per conto di nazioni estere. Alcuni “sommergibilisti” italiani vennero chiamati informalmente a istruire marinai di altri Paesi.

Tutto questo per dire che, accanto all’opzione droni “chirurgicamente insicuri”, ce ne potrebbe essere qualche altra. Forse più efficace e forse più sicura. Ma forse mancano gli uomini…

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2 thoughts on “Droni insicuri e Mas dimenticati

  1. Non per fare il difficile ma le operazioni su menzionate furono compiute con i “Maiali” – simpatico soprannome affibbiato ai Siluri a Lenta Corsa, invenzione tutta italiana (di Teseo Tesei e Giobbe, se ben ricordo) costruita – purtropppo – con materiali industriali italiani…. non dai MAS. I Mas (Motoscafo Anti Sommergibile) erano la versione italiana delle motosiluranti, più piccoli, leggeri e in grosse difficoltà in mare aperto perché – causa le minori dimensioni – “tenevano” male il mare grosso. In effetti i MAS ottennero minori successi nella 2′ Guerra Mondiale, Luigi Rizzo fece fuori una corazzata da 20.000 tonnellate il 10 giugno 1918; nel secondo conflitto non si ando’ piu’ in la’ di colpire duramente un paio di incrociatori e di cacciatorpediniere (nonché qualche unità sovietica sul lago Ladoga) ma i tempi erano cambiati e c’ era il radar. Senza nulla togliere agli uomini della X’ . Se in una tesi di laurea mi fanno queste confusioni prenderei a pedate il relatore.

  2. Dimenticavo!
    A proposito di uomini della X’ che prestarono servizio in altre marine nel dopoguerra: un certo signor Fiorenzo Capriotti di San Benedetto del Tronto, morto quasi centenario nel 2009, dice niente alla nostra memoria storica locale? O magari è più ricordato in Israele….

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