Lotario e Imelda. Storia d’amore con Santa Croce sullo sfondo (di Adolfo Leoni, tratta dal libro “Alla mia Terra”

Gli anziani raccontavano che di notte, quando l’oscurità era completa, avvicinandosi ai ruderi dell’Abbazia, superati i rovi e i campi irti di stoppie, si udivano lamenti strazianti. Tendendo l’orecchio, si poteva credere che provenissero dal ventre della chiesa, dalle sue catacombe o dalle sue tombe dimenticate. Dicevano, i contadini del luogo, che fossero le anime degli antichi monaci a lanciare grida imploranti al cielo. Tra essi, il grido di Lotario sarebbe stato il più disperato e tragico. pae

E questa è la sua storia.
Lotario era stato un bel giovane, un cavaliere nobile, forte e spavaldo. Ad Ascoli, dove abitava, numerose erano le fanciulle innamorate di lui. Una, soprattutto: Imelda, figlia di Eufemio, ricco signore della città. La ragazza veniva descritta come bellissima e molto pia, dallo sguardo dolce e profondo. Lo sguardo giusto per forare la corazza del guerriero. E così accadde un giorno di primavera. Imelda, accompagnata dalla vecchia governante, stava rientrando nel suo palazzo dopo una passeggiata tra i tulipani. Lotario la notò. Mai aveva visto lineamenti più dolci e pelle più trasparente. Non osò sulle prime rivolgerle parola. Imelda abbassò gli occhi. Anch’ella aveva incrociato lo sguardo del giovane, rimanendone abbagliata.

guerr
Quasi per una sorta di tacito appuntamento, i due si rividero il giorno successivo, e quello successivo ancora, e ancora, e ancora. Dalle loro labbra scaturirono le prime parole… e le prime promesse. La cosa non sfuggì ad Eufemio, che rimase preoccupato. Lotario, quel giovane, non godeva di buona fama in città. Rischioso quel rapporto. Anzi, pericoloso. Guai ad Imelda, allora, se l’avesse nuovamente rivisto!
La ragazza invece disobbedì al padre. E gli incontri continuarono ma sempre più segreti. Sino al giorno in cui i due giovani, accanto ad una fonte lavatoio, suggellarono con i loro corpi l’immenso amore dei loro cuori. Imelda non seppe nascondere il suo turbamento, la sua gioia, la novità di vita. Il padre sospettò. La seguì di nascosto e la scoperse con il giovane cavaliere.
L’ira fu immensa così come la punizione. Le ordinò di entrare in convento e là rimanere per il resto dell’esistenza. Con la morte nel cuore, Imelda, senza neppur un saluto all’innamorato, costrette da quel comando imperioso e da quei tempi duri, non poté che ubbidire. Ma all’atroce punizione non resse. Per giorni e giorni rifiutò cibo ed acqua, rimanendo impietrita in un canto del monastero. Si lasciò morire così, sciogliendosi come candida neve ai raggi del sole più cocente. Lotario che per settimane aveva cercato la sua donna, alla fine seppe. Maledetta la di lei stirpe!, proclamò. Ed in cuor suo meditò la vendetta. Affrontò alla fine Eufemio, quel padre geloso e padrone terribile. Lo affrontò in un tardo pomeriggio dinnanzi alla sua casa e gli conficcò nel petto, con tutta la rabbia che aveva in corpo, la lama del pugnale d’oro.
Quell’omicidio non gli rese certo la dolce amata. Anzi, nel suo cuore il rimorso crebbe a dismisura. Tanto che decise di espiare per la restante sua vita.
Cercò un luogo, il più lontano dagli uomini e dalla bellezza d’Iddio.
Si fermò sulle rive del fiume Chienti. Eresse lì una capanna di fango e di rami. Intorno erano solo bestie selvagge e intricata boscaglia. Ma quella capanna, per bontà dell’Onnipotente, divenne in breve luogo di raccolta di pentiti, fossero essi assassini, ladri o soldati di ventura.
Una notte d’insonnia come tante altre, una voce lo raggiunse. Non proveniva dal fiume, né dalla collina, né dai campi. Eppure era come se li abbracciasse e li ricomprendesse tutti. Una voce senza scampo. Indicava, suggeriva, imponeva a Lotario di costruire, insieme a quella gente in espiazione, una grande chiesa e un grande monastero. Il mattino successivo fu diverso. Come se una speranza iniziasse a fiorire nel cuore del vecchio cavaliere. Una possibilità di riscatto e di vita nuova. Chiamò la gente, parlò della voce, del sogno, dell’invito. E iniziò.

santa_croce_chienti_02

Iniziarono. Fu brulichio di braccia per le campagne, di impegno dal sorgere del sole all’ultimo raggio dopo il tramonto. Si trasportarono pietre, si fece calcina, si allestirono fornaci. Sorse Santa Croce splendente. E arrivarono santi monaci. E fu abbracciata la regola di Padre Benedetto. E si pregò, si lavorò, si contemplò. Si espiò. E si amò nuovamente la vita.
Passarono secoli. Poi, la povertà spirituale degli uomini, il loro egoismo, lo svincolarsi dall’abbraccio divino fecero perdere di vista l’essenziale. Quel luogo di preghiera divenne sempre più tirste e abbandonato. La chiesa cadde in rovina. Il monastero seguì la stessa sorte, anzì, peggio. I nuovi barbari lo saccheggiarono, lo immiserirono, lo distrussero dalle fondamenta.
Fu allora che Lotario ed i suoi monaci, iniziarono di notte a lanciare al cielo il grido straziante per una missione che a loro sembrava di non aver concluso.
Oggi la chiesa è stata recuperata. Non è più un tempio consacrato. La memoria però è stata salvata e offerta alle giovani generazioni.
Lotario dorme un sono tranquillo. Così come i suoi monaci. E di notte non si odono più i lamenti lanciati verso il cielo. Molto è stato fatto. Molto dovrà ancora esserlo.
Imelda sorride là dove la pace è infinita ed eterna.
Sorride a Lotario, a Santa Croce, a suo padre Eufemio. Il male a volte si trasforma in occasione di bene.
E voi, che andate a passeggiare in quell’ampia radura tra il Chienti e l’Ete morto, ricordatevi la storia dei due giovani, il dramma e la bellezza che ne scaturì.
Sarà la ricompensa vera. Per ognuno.gue

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑