Nella Basilica di Santa Croce a riscrivere la leggenda di Lotario (da Il Resto del Carlino di domenica 17 maggio)

carlino 17 maggio santa croce

… fatte di canna. Un saluto che gli agricoltori hanno rivolto a chi tornava a casa.

La campagna è silenziosa. Ora. Giusto un gracidare anzitempo di ranocchie. Silenzio carico di pace. E’ qui che la leggenda dovrà aggiornarsi.

Lotario e i suoi uomini, i monaci e i loro famigli più non alzano grida di dolore al cielo. La chiesa è stata strappata al degrado, il rito è stato celebrato. E loro, che la costruirono in quel luogo paludoso e malsano, e poi la videro distrutta da mani d’uomo superbo, ora dormono lieti e sereni. 1200 anni sono passati.

Domenica 10 maggio. Si torna. La compagnia legata all’Associazione Antichi Sentieri-Nuovi Cammini va a piedi verso Santa Croce. Appuntamento a Casette d’Ete, campo sportivo. Il vecchio “stradello” sull’argine non esiste più. Il torrente arrabbiato se l’è portato via. Il corso d’acqua subì violenza: fu deviato a forza. Secolo 1700. Ora, di tanto in tanto, sfoga la sua vendetta. Ed anche in modo tragico.

Si va per la strada sterrata. In testa Diego Del Giudice, che è musicista e studioso di gregoriano. Suona uno strumento particolare. Sembra cornamusa, ma non ha sacche. E’ minuscolo. Si chiama hulusi, tecnicamente è un aerofono ad ancia libera, volgarmente è un flauto cinese.

Musiche medievali per via. Segue un gruppone. Qualcuno ripropone la poesia che Tolkien fa scrivere da Bilbo ad Aragorn: “Non tutto quel ch’è oro brilla. Né gli erranti sono perduti. Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza. E le radici profonde non gelano. Dalle ceneri rinascerà un fuoco. L’ombra sprigionerà una scintilla. Nuova la lama ora rotta. E re quei ch’è senza corona”.

L’hanno recitata l’altra volta gli stessi monaci nell’omelia del celebrante.

La signora Berdini attende i “pellegrini”. Santa Croce è proprietà della sua famiglia. Schiude il portone con un’enorme chiave. L’interno è stupendo. Sul piano rialzato che fu pavimento dell’altare, l’hulusi sembra avere un’altra voce: più calda e penetrante. E anche il racconto di Lotario, rifugiatosi in questa palude per espirare un omicidio, assume le forme di un’evocazione. Qui accadde, qui riaccade.

La cripta sottostante, cripta non è. E’ chiesa paleocristiana. Addirittura del V forse IV secolo. Chiesa grande. Per una grande comunità. Forse per una città scomparsa. Una di quelle cancellate dalla furia gotica. Ne sparirono 14 dalle fondamenta. Tesi ardita. Manfredo Longi dell’Associazione Santa Croce la propone ma senza documenti non la caldeggia.

Il sole scotta. Tornando, s’incontra gente che fa jogging e va in bici. Il luogo è tranquillo.

Lotario riposa sereno.

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