L’Unitalsi, le reliquie e quel guadagno personale

L’Unitalsi ieri ha fatto festa. Anzi, ha fatto la sua “Prima Vera Festa”.

In Duomo, a Fermo, intorno alle undici, sono arrivati i volontari da tutta l’arcidiocesi. Ad attenderli, il presidente nazionale Salvatore Pagliuca, l’arcivescovo Luigi Conti, il prefetto Angela Pagliuca.

L’Unitalsi si occupa da decenni di malati e disabili, e del loro trasporto nei santuari come Loreto e Lourdes.

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I “treni bianchi” sono nell’immaginario collettivo dei nostri padri e dei nostri nonni. Un po’ meno in noi, molto meno nei ragazzi. Anche se ieri, di ragazzi ce n’erano diversi.

I volontari indossavano una specie di polo e pantaloni blu, molte donne invece la divisa bianca delle infermiere.

Il tempo è stato clemente. Le previsioni davano brutto, il sole non si è invece risparmiato, favorendo il successivo pranzo insieme sulla piana del Girfalco e uno spettacolo misto: una proposta nazionale e una locale, in piazza del Popolo al pomeriggio.

Diverse centinaia, sul sagrato della Cattedrale, hanno atteso una reliquia. Quella di santa Bernadette, la ragazzina che ebbe l’apparizione della Madonna in una grotta della Francia, quel luogo che più tardi è diventato meta di pellegrinaggi e guarigioni.

La reliquia altro non è che un minuscolo pezzo dell’abito della Santa.

Sulle reliquie in genere ci fu, specie alla fine dell’Ottocento, un’enorme polemica.

Oscurantisti, era il termine usato per quei cattolici che credevano nelle virtù delle reliquie.

La guerra s’è stemperata in Occidente. Dall’avversione s’è passati all’indifferenza. Ma non di tutti.

C’è chi coglie, ad esempio, in quel frammento di vestito portato ieri in processione, una memoria e una testimonianza.

La testimonianza di una ragazzina con poco o niente studio, che si è affidata alla Madonna e ha fatto dono di sé agli altri.

Ed ecco allora il collegamento con l’Unitalsi i cui componenti danno il loro tempo ad altre persone. Dove a guadagnarci non sono gli altri, e cioè i malati, i disabili, i sofferenti (anche loro ovviamente), ma chi dona il proprio tempo.

Una signora di Porto Sant’Elpidio mi ha detto: sono io che mi arricchisco svolgendo un servizio per chi ne ha bisogno. Mi si allarga il cuore. E, siccome ci guadagno umanamente porto, con me anche i miei figli.

Me li ha presentati: un ragazzino di 12-13 anni ed una ragazza di 16-17. Occhi bellissimi. Sorrisi soddisfatti e volti lieti.

I miracoli sono già questi.

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