“Neno” se n’è andato. Qualche ricordo

Alzo gli occhi dalla tastiera e guardo uno spicchio di mare. Piove a dirotto. Dicono “mareggiate” i bollettini della Protezione civile.

Sto ultimando l’intervento per domani a Macerata, all’Istituto San Giuseppe. Si apre una nuova scuola. Una scuola pubblica non statale. Educazione, istruzione. Soprattutto, giovani. Nuove esistenze. Futuro. Vita.

Arriva una telefonata. Tarcisio. Un vecchio amico di tante goliardate, di tanto impegno, ed anche di tanta politica.

“E’ morto Neno”. Non occorre nome proprio, cognome ancora meno.

Neno è Neno, anzi, lo era. Riesplode un pezzo di giovinezza passata a Monte San Giusto.

Neno, conduttore di una gioielleria e di un ristorante, appassionato di politica, mecenate di un mensile che faceva scintille, “Il Loggiato”.

“Il Loggiato” ci segnò e ci unì. Otto anni. Tanto durò. E anche dopo la chiusura fu filo che legava. Tarcisio, Peppe, Isidoro, Loris, Peppino, Rossano, Alfredino (il vignettista che lo ritrasse, era Natale, come nella foto), io, Neno, appunto.

neno

Incontri serali di redazione a casa sua, ovvero, nella sala ristorante. Lui, con la gentile signora Vincenza, con i figli Luana e Augusto, mangiava in un tavolo ampio, rettangolare, immacolata la tovaglia, all’ingresso sulla destra. Mai da soli, sempre con amici avventori del momento. Sempre un bicchiere di vino pronto. “Vino bianco o nero, mai rosso”. La battuta era celebre. Girava anche fuori di paese. I primi piatti di sua madre erano famosi. Molta la clientela che arrivava anche solo per quelli.

I nostri incontri per stendere il giornale superavano abbondantemente la mezzanotte. Intorno alle 23, con puntualità prussiana, si accendeva la discussione, sempre molto animata, per usare l’eufemismo. Neno si scaldava parecchio per qualsiasi idea ritenesse giusta. La difendeva strenuamente, capitolava di rado.

Alle partite di calcio della Sangiustese sembrava potesse prendere la rete a morsi, tanto il tifo e la foga. Anche qui la passione che esplodeva. Scriverei: idem per le riunioni nella sede della Democrazia cristiana.

Cacciatore strenuo, ma di quelli veri perché rispettoso dell’ambiente. Caccia, un’arte antica. Arte virile. Lui.

Neno dal grande cuore. Il primo a offrire aiuto; il primo a mettersi la mano in tasca per chi stava nel bisogno.

Un ictus lacerante anni fa. La voglia di farcela, il sostegno d’amore della sposa, il ritorno “in campo” quasi nuovo. Poi, il tempo, nuove complicazioni.

Nel pomeriggio la morte, che richiama tutti. Da cui non si evade, con cui si fanno sempre i conti.

Domani il funerale, ore 10, chiesa Collegiata, Monte San Giusto.

Nell’aldilà ci saranno giornali stupendi, squadre fantastiche, partiti eccellenti. Ma lui, la sua foga continuerà ad esprimerla comunque. Perché espressione di vita. Di un’altra vita, stavolta. Migliore certamente.

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