Provincia addio. Quanti errori e occasioni perdute!

Il 19 maggio del 2004, il Senato della Repubblica approvava la legge istitutiva della nuova provincia di Fermo.

Dopo 140 anni, la città marchigiana tornava ad essere capoluogo di provincia.

Da allora, sono passati 11 anni. La provincia è stata fatta e sfatta.

Pochi, martedì scorso, hanno ricordato l’evento.

prov

Giusto il Comitato “Abramo Mori” e l’ex sindaco di Fermo Di Ruscio che ai tempi della battaglia rivendicativa forzò la mano al Parlamento occupando la strada nazionale dinanzi al Santuario di Santa Maria a Mare.

Per il resto è stato silenzio. Difficile, d’altronde, festeggiare un obiettivo raggiunto e successivamente perduto.

Qualcosa però va detto.

Siamo stati strenui tifosi della rivendicazione provinciale.

Qualche tempo dopo però siamo stati molto critici. Non perché alla guida fosse andato un uomo, Fabrizio Cesetti, che forse se lo meritava meno rispetto al vero facitore che era stato Di Ruscio.

Ma per il volto e contenuto che s’è voluto dare a questa provincia.

La provincia-istituzione non è stata capace di impastare il territorio.

Le tre realtà: quella montana, quella collinare e quella litorale sono rimaste piuttosto estranee tra loro. Estranee anche le diverse vallate: quella dell’Aso e quella del Tenna.

Ognuno ha cercato di far da sé appellandosi ai propri rappresentanti in giunta o nei vari altri organismi.

La provincia s’è concepita come entità amministrativo-burocratica. Per cui alla fine è diventata più un tappo che una possibilità di sviluppo. Con la relativa disaffezione popolare.

Il primo peccato mortale è stato quello di non aver colto e sviluppato fino in fondo la portata rivoluzionaria di un’autonomia sussidiaria, che vuol dire massima apertura a tutte le realtà.

Il secondo, di non aver incoraggiato e sviluppato la cultura locale cioè quella profonda radice che distingue l’area sud Marche dalle altre aree, con specificità sue proprie.

La tradizione locale, che affonda nelle radici della storia, è stata spesso ridotta a solo folclore, manifestazione paesana, museizzazione del passato. Perdendo così l’occasione per una ripresa di forte coscienza civica e di appartenenza territoriale.

A questo punto, c’era ben poco da ricordare.

Giusto gli errori fatti e l’occasione perduta.

Annunci

2 thoughts on “Provincia addio. Quanti errori e occasioni perdute!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...