Per salvare la Grecia andiamo in Grecia. Checché ne dica la nostra Tv di stato

Non mi frega che Syriza sia un movimento di sinistra estrema.

Non  mi frega neppure che l’estrema destra neo-nazista di Alba Dorata voterà “no” al referendum, così come i compagni di Tsipras.

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Non mi frega che Obama stia mestando per impedire alla Russia di realizzare il sogno antico di basi navali nel Mediterraneo.

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Non mi frega che la classe dirigente greca se la sia cercata e voluta per ruberie e dissipazioni che hanno sprofondato l’economia, come dice qualcuno.

Mi frega invece che Omero e Socrate non siano affamati.

E che non lo siano i più piccoli e sconosciuti bambini uomini donne e vecchi di questa odierna terra greca.

morte

Siamo impotenti dinanzi ai volti della Merkel, di Draghi, dei dirigenti delle banche centrali e della BCE.

Ma qualcosa possiamo fare.

Qualcosa di piccolo ma indicativo. Ed è l’esatto contrario di quel che ieri ci hanno suggerito dalla televisione di stato italiana.

Ci hanno detto di essere accorti, molto accorti, se dovessimo, per caso, andare in vacanza in Grecia.

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Forse, invece, sarebbe proprio il caso di andarci in massa, in Grecia, questa estate, e portare il nostro danaro, che avremmo speso altrimenti in spiagge pericolose dell’Africa o del Pacifico.

Danaro per ristoranti, per alberghi, campeggi, negozi e negozietti, lattai e pastai, edicole e rivendite di vino e frutta, ed anche per il questuante delle piazze di Atene.

Potremmo far poco. Pochissimo.

Ma potremmo far capire che oltre ai conti freddi delle centrali di Francoforte, Bruxelles, di Strasburgo, oltre i cappucci delle Massonerie internazionali e i colloqui segreti del Club Bilderberg, esiste il cuore della gente comune.

Al di là delle camice slacciate o dei completi in grigio.

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Smerillo. Il sindaco Vallesi: punto tutto sul Bio

Val di Tenna. Terra di Smerillo. A cinque metri dove scorreva la gloriosa e incompresa ferrovia, l’amministrazione comunale ha costruito un “fienile”. Stesse sembianze di quello vecchio che sorge più sotto, a 50 metri verso il fiume. Non conterrà attrezzi da campagna (ma non è detto), né granturco appeso al soffitto, che qualcuno ha scambiato per un casco di “banane montane”.

Foto di Anna Polimanti

Foto di Anna Polimanti

L’architetto Coltrinari è stato bravo: impatto zero, costruzione ben inserita nel contesto di montagne, faggi, corso d’acqua e… luna. Ce n’era uno spicchio nel secondo pomeriggio di venerdì 26 giugno, quando il sindaco Antonio Vallesi, allergico ai formalismi, ha tagliato il nastro tricolore. Presenti, alcuni amministratori di paesi vicini, rappresentanti della Forestale, amici.

E’ nata così la “Stazione del gusto”. Tre piani ampi come ampia è la balconata, interni in legno che fa tanto baita, incastri a croce, finestroni sul creato.

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A dieci metri, di stazione ce n’è un’altra, quella vera, restaurata da anni. Sottratta con lungimiranza  dal passato sindaco Egidio Ricci alle voglie dei privati. Nella vecchia si producono e si vendono creme. Nella nuova probabilmente nascerà una distilleria ufficiale di mistrà. La prima nelle Marche. Che risolverà il problema della produzione casalinga. E’ uno dei progetti del primo cittadino.

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Antonio Vallesi amministra 300 persone. Niente industrie a Smerillo, tante strade invece da curare così come abitazioni sparse. Risorse economiche al lumicino. Come ogni ente locale. Ma per la montagna è peggio.

Che fare? Se la realtà è molto più grande delle idee, il dr Antonio, agronomo di professione e titolare di un’aziendina bio, guarda la realtà per quel che è traendone gli spunti giusti. Che sono: bellezza dei luoghi, silenzio, possibilità di nuove e tradizionali colture, buona cucina e, ciliegina sulla torta, certificazione del Comune come bio. Biologico dappertutto. Una carta vincente. E così è nato anche Gustando, Festival che scommette sulla buona agricoltura, buona cucina, Dieta mediterranea. Come la cena preparata sabato, ai piedi della chiesa maggiore, per un pubblico composto quanto festoso, da due giovani: Valentina Andreucci e Samuele Ricci. I titoli di studio lasciati per un attimo a casa. Il criterio storico tratto dalle mense etrusco-romane ha ispirato un menù stupendo e altrove introvabile.

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Nella serata precedente, una giovane e graziosissima design Elena Salusti ha presentato un oggetto che ha già brevettato. E’ scaturito dall’osservazione ancora una volta del reale: un semplicissimo quanto non scontato tagliere a forma di regione. Ogni regione ha il suo, con la sua forma specifica. E prima del cibo, l’acqua per le mani odorava delle erbe raccolte nella notte di San Giovanni.

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Mentre sindaco, vice e consiglieri servivano a tavola un ben di Dio, dal balcone di una casa vicina, salutava il pubblico Massimo, in arte Pacifico, “assessore alle erbe” come lui si definisce, ovvero manutentore del verde.

Ultimo aspetto. I giovani a Smerillo sono circa una trentina. Molti hanno scelto di rimanere. Quasi tutti praticano un’arte: musica, poesia, disegno. Nei lunghi e freddi inverni è il loro passatempo. E forse anche il loro futuro.

Cose che accadono solo in un paese bio.

Evento a Rapagnano. Parlare di pace in tempi di guerra… arricchisce la voce

Partiamo dalla fine. Dalla frase impressa sullo schermo, che allievi e maestri – una cinquantina – hanno cantato insieme sul palcoscenico del bel teatro di Rapagnano:

“Tutti insieme diciamo: date una possibilità alla pace”. La canzone: Gieve piece a change.

E’ la serata del “No war songs” ovvero delle canzoni contro la guerra. Un consistente filo rosso che lega il saggio finale degli allievi dell’Associazione Musicale Vivaldi e del Centro studi musicali Musiquario.

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Ci sono stati altri appuntamenti nei giorni precedenti. 300 ragazzi si sono alternati all’ “Emiliani”. Ed ogni volta è stato tutto esaurito. Sicuramente per la partecipazione dei famigliari, ma altrettanto sicuramente per un radicamento e una conseguente attrazione che la Scuola esercita sul territorio.

Giovedì scorso, l’ultima proposta, la più coraggiosa e sfidante, avanzata in un momento di particolare violenze in tutto il mondo.

Non si può essere virtuosi della voce, della chitarra, della batteria, delle tastiere, senza penetrare e sentire il dramma dell’umanità, i moti della vita che ci circonda.

Magar,i si può essere tecnicamente perfetti, ma se il cuore non vibra, la perfezione resta monca. Manca di qualcosa. Di profondità.

La direttrice della Scuola, Chiara Virgili, la pensa così. E così la pensano anche i suoi insegnanti: Alessandro Marziali, Angelo Marsili, Amanda Antinori, Cinzia Paoletti, Massimo Gerini, Raffaele Ciccaleni, Andrea Santandrea, Roberto Gentili, Samuele Giacomozzi.

Occorre osare, allora, legando suono, parole e canto alle vicenda del quotidiano, alla sua bellezza e alle sue problematicità.

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Così il ricordo della Prima guerra mondiale – cento anni esatti – diventa sì “La leggenda del Piave” ma anche il racconto di una guerra insensata dove uomini delle stesse valli avevano “lo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore”. Come nella “Guerra di Piero” di Fabrizio De Andre’. O come, per altri versi, in “Blowin in the wind” di Bob Dylan che, negli anni della Guerra fredda e di quella in Vietnam, si chiedeva quanti bambini innocenti dovessero morire “senza sapere il perché?”. Solo il vento avrebbe dato una risposta. Lo stesso vento che portava via i fumi di “Auswhwitz”, di Francesco Guccini, canzone diventata moto di rivolta, implorazione ed anche preghiera.

Gli allievi cantano a Rapagnano e la loro voce e la musica che li sostiene è impregnata di tali, enormi, argomenti.

No war songs è anche “C’era un ragazzo che come me…” o la più lieve Popoff, oppure War Pigs dei Black Sabbath.

Sul palco arriva “Imagine” di John Lennon, “Andrea” di De Andre’, “Bambini” di Paola Turci, Wind of change degli Scorpions e “Civil war” dei Guns N’Roses. Non manca “Zombie”, la ballata dei The Cranberries in memoria di due ragazzi uccisi in un attentato dell’IRA in Inghilterra. Ed ancora “Il mondo che vorrei” di Laura Pasini, “Seven Nation Army” dei The White Stripes e “Wake me up when september ends” dei Green Day altra riflessione sul dolore provocato dalla guerra.

Un evento vero e proprio nel piccolo centro del Fermano, ma anche uno spettacolo curatissimo dove giovani talenti si sono messi in luce alla fine di un lavoro didattico di sicuro spessore.

Abbiamo iniziato con una frase simbolo, chiudiamo con un’altra, sempre proposta all’”Emiliani”.

E’ la scritta che campeggiava sul Muro di Berlino:

“Il tuo Cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffé brasiliano. la tua vacanza turca. i tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero”.

Non è passata di moda.

Da Michelle Obama a Alice Waters. Tutti d’accordo per la Dieta mediterranea. Studiata nel Fermano

Dopo Michelle Obama, che da Milano suggerisce ai suoi connazionali il sistema di alimentazione e lo stile di vita di una certa Italia, in queste ore il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea incrocia anche la rotta del Ministero della Salute.

La first Lady Michelle Obama

La first Lady Michelle Obama

In questi giorni il ministro Lorenzin ha incaricato i suoi funzionari di stilare un volumetto, in diffusione dopo l’estate, per raccomandare ai medici di base di proporre ai pazienti la Dieta mediterranea. Quella, per intenderci, studiata e validata scientificamente a Montegiorgio dal nutrito gruppo di scienziati e docenti universitari di cui facevano parte i professori Ancel Keys (Razione K), Flaminio Fidanza e Paul Dudley White (cardiologo e medico personale di Eisenhower).

Alice Waters

Alice Waters

Il Laboratorio costituito da medici, psicologi, cuochi, operatori del turismo, storici e giornalisti, è già disponibile ad una forte collaborazione. Una disponibilità che sarà, tra l’altro, confermata ufficialmente sabato prossimo a Smerillo, dinanzi ad una platea di sindaci, sanitari, nutrizionisti, cittadini e turisti, nel corso del convegno “Terra di Marca, Terra della Dieta mediterranea”.

L’insistenza sul ritorno ad un tipo di alimentazione e costume di vita tradizionali è spiegato d’allarme obesità e malattie cardio-circolatorie. Inoltre, negli ultimi mesi è scesa in campo l’Aidepi. L’Associazione che riunisce i pastai italiani ha reso noto un sondaggio in cui si evince che la pasta sta calando nel consumo degli italiani. Calando la pasta, scende l’assunzione dei carboidrati, la cui rinuncia – dicono dall’Associazione – non fa certamente bene.

Il presidente Paolo Barilla parla di confusione “da teorie che promettono dimagrimenti a breve termine. Si cercano le cose estreme. Ma il nostro organismo non ha bisogno di innovazione bensì di proporzione”. proporzione e moderazione. Quella moderazione, come ricordano sempre il presidente e  il vice presidente del Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea Lando Siliquini e Paolo Foglini, che è il caposaldo e il vertice della piramide alimentare, insieme a zuppe, legumi, verdura, frutta, olio, vino, pesce, pasta, pizza, carne bianca e limitate porzioni di rossa.

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Ma non basta. Accanto alla moderazione, occorre anche l’esercizio fisico, le camminate all’aria aperta.

Manca un ultimo elemento per una vera Dieta mediterranea. Ed ancora una volta il Laboratorio incrocia condividendo e ampliando le tesi di un personaggio di primo piano: “la prima guru della nouvelle cuisine californiana”, come la definisce Federico Rampini. Si tratta di Alice Waters, ispiratrice del programma educativo-nutrizionista della signora Obama.

La Waters è convinta che la Dieta mediterranea sia valida anche perché in alcune parti d’Italia “le famiglie amano mangiare insieme, dove c’è tanta cura e tanta attenzione a come si nutrono i figli”.

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E dove, per dirla con gli uomini del Laboratorio montegiorgese, i piccoli/grandi produttori della Terra di Marca hanno rispetto della terra, dell’agricoltura, delle qualità. E i borghi antichi e il paesaggio composto si rivelano cura adeguata alle malattie del corpo e dell’animo.

Fermo. Nuovi nuovissimi anche vecchi. Ma chi sconfigge il consociativismo?

Di solito si davano 100 giorni al nuovo sindaco.

100 giorni di acclimatazione politica, presa in carico dei problemi, prime verifiche.

Di solito si attendevano 100 giorni prima di criticarlo.

Il neo sindaco Calcinaro a dx, e il vice Trasatti

Il neo sindaco Calcinaro a dx, e il vice Trasatti

Paolo Calcinaro, neo primo cittadino, è stato messo subito alla gogna.

Fermo libera lo ha posto già nel mirino: scorretto aver imbarcato nella maggioranza uno della minoranza. Ovvero, aver preso Mauro Torresi come assessore.

Con la conseguenza che il consiglio comunale non è più di 19 a 13, ma di 20 a 12.

Si poteva dir prima, ha commentato Michele Rastelli che di Fermo libera è anima e cervello.

A suo dire, Piazza pulita (lista e slogan dei fans di Calcinaro) non avrebbe fatto pulizia. Pulizia del vecchio.

Ma come si poteva? Gli stessi leaders del movimento civico: Calcinaro e Francesco Trasatti, in effetti non sono il nuovissimo.

Hanno già calcato le scene politiche, sedevano in giunta con la signora Brambatti, avevano militato, chi con un altro Movimento chi con SEL.

Quindi, piazza pulita sì ma non del tutto. Inutile stupirsi.

Quello che invece andrebbe guardato e su cui si dovrà dare un giudizio cristallino sarà il lavoro concreto e quotidiano, l’impostazione a lungo termine, e la capacità di risvegliare – se veramente civici – le forze sociali e quelle individuali non legate ai partiti tradizionali.

Sarà in grado il “civico” Calcinaro di spezzare il consociativismo, quella rete di interessi di gruppi e gruppetti abbarbicati a via Mazzini? Sarà in grado di rompere la crosta di un potere poco o tanto conosciuto che ha governato la città nella penombra?

Inoltre, il neo sindaco ha un punto di forza e uno di debolezza.

Ha risvegliato speranze in città. Ha quindi una riserva di energia che, se ben condotta, darà una smossa alla paralisi locale.

nodi

Dovrà però fare i conti sia in Regione, sia in certi enti pubblico-privati con le lottizzazioni imposte dai partiti o, comunque, capitanate dai loro valvassori.

Un groviglio non da poco.

Vedremo.