La “ricetta” di Cerreto

“Cerreto medievale”, sabato 30 e domenica 31 maggio. Un successo! Di pubblico, di spettacoli, di cibo, di vino.

Qual è la ricetta? Il tempo clemente (anzi: buono), le note degli Errabundi Musici, i combattimenti e gli accampamenti dei soldati medievali, il fascino del borgo. Eppure, a pensarci bene, non è solo questo. Perché, come sempre, ci vogliono donne e uomini a far la differenza. Ci vuole Luisa e le altre collaboratrici di cui non sappiamo il nome, ma il viso sì, magari stanco ma soddisfatto e felice; ci vogliono Giuliano, Marco, Giacomo, Elio e i tanti altri dell’associazione Vivi Cerreto. Gente che da mesi lavora con impegno, caparbietà e passione grande per pulire, sistemare, accogliere gente in un luogo suggestivo.

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Eppure, anche costoro non basterebbero per stendere una ricetta vincente. Perché, a tutto quanto sopra, occorre sommare le lucciole (a centinaia), che s’incontrano per via; il silenzio, che avvolge e, sembra contraddizione, fa parlare il creato (la terra, gli alberi, gli animali); i quasi tre chilometri di strada per raggiungere la meta, dove le querce di cerro (unicità marchigiana) danno una sorta di benvenuto e protezione ai margini del cammino; la luna, che s’affaccia quasi curiosa staccandosi dalle colline scure; la chiesa senza tetto di san Michele (una piccola san Galgano), che dovrebbe essere posta in maggiore sicurezza ma non coperta. Sembra paradossale ma, più del cibo, della birra, ed anche degli spettacoli, ciò che resterà a far la differenza e a rendere Cerreto medievale accattivante e vincente saranno proprio il silenzio, il cammino, la notte, il vento, l’intermittenza delle lucciole.

La chiesa di san Martino senza tetto, dove presenterò il mio libro

La chiesa di san Martino senza tetto, dove presenterò il mio libro

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In una parola: la “normalità” del creato che, addizionata, ad un verificato senso d’ospitalità dei promotori, renderà sempre più vera la proposta. Ed oggi quel che si cerca è la spontaneità delle cose.

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In coda all’ultimo incontro sul senso della Terra e del Sacro, una signora, venuta da qualche anno ad abitare a Cerreto, si è alzata, ha preso la parola e ha ringraziato commossa l’associazione Vivi Cerreto per l’animo che mette nel ridar vita al borgo antico.

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Parlava per sé, ed anche per gli altri abitanti. Eppure, in quel dire semplice c’era un’eco di quanti furono e di quanti saranno.

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Un riconnettersi di generazioni.

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