Elezioni a Fermo. Il carabiniere e l’avvocato

Il carabiniere contro l’avvocato.

Ovvero, Zacheo contro Calcinaro.

Domenica 14 giugno: ballottaggio a Fermo per l’elezione del sindaco.

Pasquale Zacheo ha ottenuto 4.619 voti (24,87%); Paolo Calcinaro 4.255 (22,91%).

Pasquale Zacheo

Pasquale Zacheo

La partita è incerta, ma potrebbe esserlo molto meno di quel che si pensi.

Il Partito democratico sprofonda dal 27,9% delle comunali del 2011 al 13,77% di domenica scorsa.

Il maggiore dei carabinieri in aspettativa non ha stupito. Non ha avuto quella performance personale che si pensava agli inizi, quando fece capolino in politica. L’aver imbarcato il Pd gli è stato fatale. Gran parte degli elettori non hanno gradito.

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Nell’immaginario, il Partito democratico, pur purgato di alcuni elementi, è stato indicato come il responsabile della catastrofe amministrativa della giunta Brambatti (immobilismo prima, liquidazione poi).

La carica civica di Zacheo, che poteva funzionare su un elettorato stanco di vecchi schemi e vecchie logiche, si è diluita proprio dinanzi ad una alleanza dai canoni tradizionali. Anche la richiesta di complimenti a Salvatore Borsellino, ha nociuto.

Ora, il carabiniere farà molta fatica a prevalere. Non potrà accordarsi con gli uomini di Massimo Rossi, non è percorribile un’alleanza con i 5 Stelle di Marco Mochi, non crediamo possibile una trattativa con Mauro Torresi. Difficoltosa una simpatia politica con Giambattista Catalini.

Resta Forza Italia. Qualcheduno parla di un possibile sostegno degli Azzurri. Sono voci. Ma se anche non lo fossero, sarebbe un soccorso minimo.

Forza Italia si è ridotta al lumicino, raccogliendo il 6,72% contro il 17% delle precedenti comunali. Non solo, ma la lista azzurra ha totalizzato tra i suoi aspiranti consiglieri ben 10 zero preferenze, superata soltanto dalle 12 zero preferenze della Democrazia cristiana. Segno di una lista tirata là senza troppa convinzione.

Paolo Calcinaro ha dalla sua una grinta e un fiuto ragguardevoli. La sua collocazione poco colorata politicamente e alcune sue propaggini, come quella del dottor Massucci, gli consentirebbero alleanze, anche sotto banco, ad ampio spettro. Lui dice di non volerle. Ma sono solo parole.

Anche Calcinaro però ha i suoi punti deboli – due soprattutto – su cui lavorare.

Secondo alcuni, la sua giovane età non sarebbe garanzia di esperienza amministrativa per una città che ha bisogno immediato di riscossa.

In secondo luogo, la foga con cui si è buttato di nuovo nella mischia, dopo il licenziamento dalla giunta Brambatti, sarebbe indice di una spinta da “vendetta tremenda vendetta” nei confronti del Pd. E sulla vendetta si costruisce poco e male.

Inoltre, resta l’incognita mare e montagna.

Quanta gente si recherà ai seggi il 14 giugno?

Restano due settimane per superare errori e rigide posizioni.

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