Calcinaro è il nuovo sindaco di Fermo. Vince la civicità. Perde Zacheo e la sua alleanza con il Pd

Calcinaro è sindaco di Fermo. Il voto è stato chiaro. Gli hanno detto sì 10.067 fermani: il 69,92 per cento.

Zacheo, il contendente, è crollato. Si è attestato al 30,08 per cento: 4.330 voti, perdendone 289 rispetto al 31 maggio scorso.

A dx Paolo Calcinaro che abbraccia Francesco Trasatti

A dx Paolo Calcinaro che abbraccia Francesco Trasatti

Calcinaro ha stravinto. E, ieri sera, già un po’ prima della mezzanotte, ha fatto il pieno di folla anche in piazza del Popolo.

Questa mattina il Gr1 delle sette commentava: “a Fermo, la vittoria al ballottaggio ha visto prevalere il centro-destra”.

Sbagliato. La sintesi non ha colto l’essenza di chi ha vinto e non spiega la batosta di chi ha perso.

Iniziamo dai dati.

A vincere, in effetti, è stata l’astensione, che ha raggiunto quota 51,81 per cento. Il 31 maggio si è recato alle urne il 63,71%.

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Ieri l’affluenza ha registrato un calo dell’11,90 per cento.

Un fatto di cui l’avvocato-primo cittadino dovrà ora tener conto per essere sindaco di tutti.

Ma la sostanza non cambia.

Calcinaro, che quasi tripla il concorrente, si è presentato con un profilo civico molto sottolineato.

Ha spinto sull’orgoglio fermano e sulla ripresa di un ruolo per la città. Connotazioni partitiche non ne ha assunte. Né lo hanno fatto i suoi alleati, Gaetano Massucci prima, Mauro Torresi poi.

La civicità, ripetiamo, è stata la sua parola d’ordine.

Così come lo sfondamento di un sistema di potere addensato sulla città.

Pasquale Zacheo ha perso clamorosamente per il fenomeno inverso. Presentatosi come civico doc, e raccogliendo all’inizio la forte simpatia dei fermani, ha successivamente imbarcato il partito democratico, lasciandosi colorare da esso, o forse rimanendo incapace di districarsi dalle sue maglie.

I fermani lo hanno sentito a questo punto alleato di un partito che ha ibernato Fermo per quattro anni e che è stato incapace di portare a scadenza la legislatura.

La coloritura politica è stata percepita come un tradimento. Così, se tanto porta tanto, la fiducia ha cominciato a scemare.

L’alleanza  voluta dall’ufficiale dei carabinieri – di cui ancora ci chiediamo il motivo – si è rivelata un errore fatale. Come clamorosa è stata la rivelazione che la lettera di encomio scrittagli da Salvatore Borsellino era stata richiesta dallo stesso aspirante sindaco. Come clamoroso è stato l’affare dell’sms definito intimidatorio inviatogli da un personaggio del Pd…

Un inanellamento di errori, di gaffe e di giudizi sospesi, rivelatosi alla fine punitivo.

Tornando a Calcinaro, il sindaco-avvocato, proprio per la sua civicità e pluralità di componenti interne alle sue due liste, dovrà essere un grande mediatore.

Trasatti e Calcinaro

Trasatti e Calcinaro

Il mediatore è di solito una persona flessibile.

Calcinaro lo appare poco. Dalla sua però ha Francesco Trasatti, che in questo campo è un vero campione.

Degno del numero due: vice-sindaco.

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