Un Cammino nella notte. Con l’enciclica del papa e le parole di Chesterton

Sabato notte, con un gruppo di amici delle associazioni “Antichi Sentieri – Nuovi Cammini” e “Vivi Cerreto”, ho camminato da Rapagnano sino al borgo di Cerreto.

Strada semplice, qualche avvallamento e un poco di fango per le recentissime piogge.

Siamo passati sotto arcate di cerri che danno il nome al luogo e abbiamo sfiorato alcune lucciole superstiti che tanto sarebbero piaciute a Pasolini.

realta

Scomparse le nuvole, le stelle non si sono negate.

Una falce di luna è apparsa nitida di fronte a noi.

Una volta abituati gli occhi al buio, siamo stati in grado di riconoscere le sinuosità dei colli e i paesi che vi sono deposti o aggrappati.

Nella chiesa senza copertura, al buio, e con il firmamento come tetto, Giovanni Zamponi ci ha fatto penetrare il mistero della vita.

Ha sollecitato a guardare le cose più nel fondo.

Come faceva Dante, e così come lo indicò nella sua, immortale, Commedia.

Cogliere le cose, trovare i nessi. Guardare con stupore ed apertura il mondo.

contr

Nell’ enciclica “Laudato si’”, da tutti applaudita, il Papa ci ricorda che “l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra”.

Ne togli una, viene giù tutto.

Speriamo che i grandi apprezzamenti per il pontefice Francesco vengano dopo aver colto l’enciclica nella sua complessità. Non vorrei che ognuno avesse letto solo la sua quota parte, quel passaggio cioè utile a rafforzare la propria convinzione ideologica: papa verde, papa anticapitalista, papa anti-finanza, papa ecologista.

Il papa è solo il papa, e ha uno sguardo completo che parte dagli uomini, specie dai più sofferenti.

Francesco ha ricordato la base del male: l’uomo è fragile perché segnato da quello che la chiesa chiama peccato originale,.

Qualcuno tra i tradizionalisti – anche mio amico – lo ha attaccato asserendo che invece di disperdersi nell’elencazione delle specie faunistiche e floristiche, o nelle indicazioni geografiche, dovrebbe pensare ai martiri cristiani.

Ingiusto. Papa Francesco elenca i mali del pianeta chiamandoli per nome e cognome. Cita la devastazione dell’Amazzonia, di una parte del Congo; cita l’inquinamento dei fiumi, le ferite di uno sfruttamento intensivo del suolo, le miniere che ammorbano.

Fa, di nuovo, nomi e cognomi. Porta dati. Racconta fatti. Indica la realtà per quello che è e non per come, altrimenti, ci viene comunicata.

Dati, ripeto, e non opinioni solitamente ben infiocchettate che ci indignano un attimo lasciando, un attimo dopo, il tempo che han trovato.

Perché queste specificazioni, perché questa elencazione?

Nel celebre libro “Eretici”, Chesterton scriveva: “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà”.

Quale marcia? Quella della mistificazione del reale, quella del capovolgimento delle realtà anche più elementari.

Così continuava lo scrittore inglese: “Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

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