Terrorismo islamico. Siamo nel mirino. Non per questo rinunciamo al dialogo con i moderati. Se ci sono

Islam, Isis, terrorismo. La cosa ci riguarda anche da vicino.

Il Duomo di Fermo è “attenzionato”, come dicono in gergo militare.

Di tanto in tanto, passano carabinieri e polizia a controllare e marcare una presenza dissuadente.

E’ un obiettivo sensibile. Come tantissimi altri nelle Marche e in altre parti d’Italia.

is

Le ultime operazioni in Lombardia e a Roma hanno evidenziato quel che tutti pensavamo.

Siamo nel mirino. Anzi, per l’islamismo radicale il nostro Paese potrebbe essere un ambito trofeo da esporre nella guerra della comunicazione.

Dinanzi a questi fatti, possiamo essere – o già siamo – preda di alcuni atteggiamenti, egualmente pericolosi.

Quello di chi, in nome di un’astrazione umanitaria o di ideologie anti-occidentali e anti-capitaliste, smentisce tutto, spiega tutto, giustifica tutto e, alla fine, copre i fatti per quel che sono, cercando scusanti o tirando in ballo le responsabilità della nostra civiltà: dal colonialismo alla pedofilia di ambienti cattolici.

Un atteggiamento che ci espone massimamente al pericolo, sterilizzando gli anti corpi.

L’altro è quello di un sigillare ermeticamente la nazione, di un rigurgito nazionalista, di un rigetto dell’immigrazione, della chiusura di tutte le moschee, del manganello e dei muscoli.

Guardando alcune strade e quartieri di Torino, Milano, Genova ed anche Roma, costoro trovano ampiamente benzina per il fuoco. In alcune parti, la gente è esasperata e impaurita: le leggi italiane sono state sospese dalla presenza di etnie con proprie norme e consuetudini.

I monaci di Tibhirine, in Algeria, uccisi dai terroristi islamici

I monaci di Tibhirine, in Algeria, uccisi dai terroristi islamici

C’è del vero, e anche molto, sia nel primo che nel secondo caso.

C’è poi una terza posizione. Di quelli che non vogliono farsi toccare dalla cronaca e dalle vicende del mondo, e vivono la vita come se nulla fosse o tutto fosse come prima. E’ una posizione cinica ed egoista: non voler vedere e tirare a campare.

Nei primi due casi, invece, le posizioni sono, o frutto di ideologia, e quindi astrazione dal reale, o frutto di una risposta collerica e istintiva alle provocazioni della realtà.

Tre posizioni che non porteranno frutto. O se lo porteranno, sarà frutto avvelenato.

C’è forse una quarta strada. Che però richiama all’impegno ognuno di noi. Creare un ponte (e un aiuto) nei confronti di chi vuol vivere il proprio islamismo in maniera pacifica.

Gli islamici emigrati della prima generazione: quelli di venti-trenta anni fa erano diversi e rispettosi perché avevano incontrato un’altra Italia, dove ancora teneva, anche se sempre più stancamente, una certa radice e una cultura solidale di stampo cattolico.

Gli islamici della seconda generazione – cioè i loro figli – trovano un’Italia sfibrata, una entità slabbrata senza più riferimenti, acquosa e vuota.

Mi domando spesso come potranno i giovani dell’islamismo di seconda generazione apprezzare – non  dico amare – che so: l’Adorazione dei Pastori del Rubens alla Pinacoteca, o il Teatro dell’Aquila di Fermo, oppure la chiesa di santa Maria Mater Domini di Ponzano, o, ancora, il teatro romano di Piane di Falerone, o il vessillo della N’Zegna di Falerone alto?

Chi trasmette loro una passione di bellezza, un legame con la terra, se neppure noi l’abbiamo più?

Nell’ultima Enciclica, papa Francesco scrive che il Creatore vive ancora tra di noi e la sua presenza “non deve essere costruita, ma scoperta e svelata”.

Mi piacerebbe raccontar loro di questo nostro patrimonio frutto del lavoro di generazioni e di una visione del mondo.

Ma nel contempo, mi piacerebbe ascoltare i loro racconti (narrati da loro), le loro canzoni (cantate da loro), mangiare il loro cibo (preparato da loro), scaturenti dalla loro visione del mondo.

Credo che la sfida, tenendo presenti tutte le precauzioni del caso – e dovranno essere tante -, tutte le difese del caso, tutte le misure di sicurezza del caso, sia proprio quella di conoscersi sino in fondo, senza reticenze, senza pregiudizi.

Portando ognuno quel che è sul serio: la propria radice e la propria identità, sempre che noi ne ritroviamo una e sempre che tra loro emerga una posizione moderata e aperta al confronto.

Altrimenti, sarà scontro e scontro terribile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...