Sviluppo del Fermano: Stati generali sì, ma quali?

Ieri, Stefano Cesetti, in un puntualissimo editoriale su Il Resto del Carlino, ha suggerito nuovamente la convocazione degli Stati generali del Fermano.

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In altro modo, un tavolo di lavoro ampio, aperto ad  imprese, associazioni, sindacati, istituzioni, lo chiese Diego Della Valle nel 2010, da Palazzo dei Priori di Fermo. Sarebbe servito per discutere collettivamente di nuovo sviluppo territoriale alla luce della crisi in atto già dal 2008. L’idea non ci dispiacque. La paragonammo, fatte le dovute proporzioni, al programma politico che in Inghilterra era stato ribattezzato Big Society, la grande società: compartecipazione di tutte le realtà presenti in un territorio. In italia dicesi: sussidiarietà!

Nulla accadde cinque anni fa. Possibile che nulla accada anche oggi. Tra l’altro, gli Stati generali odierni rappresentano solo una minuscola porzione della realtà del Fermano, con il rischio che difendano quindi solo se stessi e la propria sopravvivenza. Sotto traccia, c’è molto più fervore e novità di quel che appare in superficie o viene raccontati dai media.

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Il problema sta allora nell’intercettare questo formicolio di novità. Cosa molto difficile per tanta parte della nostra classe politica, imbozzolata in se stessa e nella propria “torre d’avorio”. Essa presume già di sapere. E chi presume, difficilmente ha sguardo aperto sulla realtà (scrutate i politici ai convegni: sono più attenti a giocare con il cellulare che a seguire le relazioni).

Qualche esempio. Sulla parete d’ingresso dello stand della Spagna all’Expo di Milano campeggia la scritta Dieta mediterranea. Gli spagnoli ne hanno fatto cavallo di battaglia e volano di nuovo sviluppo agro-alimentare e turistico. Le Marche ne avrebbero avuto più diritto di tutti. Anche la longevità se non poggiata sulla nostra Dieta resta un concetto astratto. E la storia della Dieta validata scientificamente nelle terre fermane l’abbiamo raccontata sino allo sfinimento, da dieci anni a questa parte. Eppure, la classe dirigente marchigiana – dove qui intendo governatore, assessori e consiglieri, ma anche super dirigenti (uno in particolare) – l’ha completamente e ostentatamente ignorata, fatta eccezione per l’ex assessore Malaspina.

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Stessa situazione per diversi sindaci cui, per tempo, era stato suggerito di inserire sotto la segnaletica cittadina la voce: Terre della Dieta mediterranea.

Sul fronte associazioni di categoria non va certo meglio. Cito un altro esempio. In un recente convegno promosso dalla Confcommercio presso la Camera di commercio di Fermo, il prof. Tommy Andersson, docente universitario in Svezia, considerato tra i più grandi studiosi al mondo di Food Festival, ha offerto una lettura e una pista su cui muoversi per conciliare sviluppo turistico, eno-gastronomia, produzioni alimentari, e nuovo rapporto tra sagre paesane e ristorazione di qualità. Andersson ha spalancato una finestra subito dopo richiusa dai gestori dell’incontro per tornare alle piccole beghe di contrada.

In campo culturale non va meglio: circolano in provincia idee e uomini dei salotti televisivi nazionali in saldo stagionale. E’ il circo mediatico che si rafforza e si autoperpetua.

Per dire cosa? Che gli Stati generali vanno bene, ma la Big society è molto più ampia e ricca.

Un ruolo di responsabilità spetta a noi giornalisti nel cogliere il nuovo che nasce e non la ripetizione dell’usuale o la difesa corporativa del gruppo o individuo.

Ma resta ancora una domanda: cos’è il bene comune?

E’ attorno a questo che deve svilupparsi il dibattito vero.

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One thought on “Sviluppo del Fermano: Stati generali sì, ma quali?

  1. Mi trovo spesso molto d’accordo con quello che scrivi, continua a farlo, potremmo dire che abbiamo l’oro davanti agli occhi ma ci giriamo dall’altra parte, facciamo festival chiamando chiaccheratori a tassametro per nutrire la mente (epressione molto in voga) mentre i festivalle potremmo fare quelli veri, nelle valli dell’aso, nella val marecchia, a spiegare e raccontare le nostre genti, le nostre tradizioni, le nostre unicita’…non mollare saremo sempre di piu’ a pensarla cosi, vedrai…ciao

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