Smerillo e Festival. La Montagna e la Spiritualità. La via e le vie

Con l’ascesa a Pizzo Berro è iniziato il Festival Parole della Montagna. Tema di quest’anno è il “vuoto”.

Ovvero quella “condizione previa per raggiungere qualsiasi tipo di pienezza”.

parole

Questa è la spiegazione che ne dà il direttore artistico Simonetta Paradisi. Parole che sono risuonate anche stamattina sotto le volte della Regione Marche.

Il vuoto che si riempie soprattutto in un luogo di bellezza come può essere Smerillo e Montefalcone. Due borghi pre-montani dove silenzio, pace e costumi tradizionali non sono ancora del tutto scomparsi.

A dx il poeta Davide Rondoni

A dx il poeta Davide Rondoni

Il programma è ricco. Si va dagli alpinisti come Daniele Nardi ai poeti come Davide Rondoni, agli astrofisici come Marco Bersanelli, ai monaci buddisti come Massimo Shido. E poi film, arte, laboratori.

Il sottotitolo dell’evento è ancora più significativo: “Smerillo Spiritual Festival”. Manifesta la chiara intenzione degli organizzatori di scandagliare l’aspetto spirituale dell’uomo in cammino, un aspetto tra l’altro legatissimo alla montagna intesa quale luogo di incontro con il divino, come tutte le culture e le tradizioni ci propongono: dal Monte Sinai, all’Oreb, dal Kailash all’Olimpo.

“Parole della Montagna” si è ricavato una nicchia tutta sua tra la Popsophia e le passeggiate filosofiche. Ma tutte e tre indicano qualche cosa.

Sono – ognuna con le sue caratteristiche – l’interpretazione di una necessità umana di ridar senso al proprio vivere, ridare significato ai propri gesti, cercare un nesso tra le proprie azioni e la quotidianità.

In una bellissima poesia intitolata “Le Pont”, Victor Hugo immagina un uomo che, seduto sulla spiaggia di notte, una notte stellata, fissa la stella più grossa, apparentemente la più vicina, e pensa alle migliaia e migliaia di archi che occorrerebbero per costruire un ponte tale da raggiungerla.

Per dire che il desiderio dell’uomo è quello di legare il proprio spicciolo di ogni giorno all’ultima stella, la più lontana nell’infinito.

In una società babelica e relativista, dove i significati sono venuti meno, due possono essere gli atteggiamenti: narcotizzare la domanda di senso restando eterenamente insoddisfatti, oppure cercarla appassionatamente come accadde nell’antichità quando ci fu quella che Gustave Bardy ha definito la “conversione alla filosofia” che “promette ai suoi adepti di dare una spiegazione chiara e sicura del mondo”.

L’incertezza, le insicurezze e le paure odierne spingono le persone a cercare ancoraggi sicuri.

Ma chi garantisce che essi siano quelli giusti?

Forse, l’esperienza. Forse, il paragone con quelle insopprimibili esigenze elementari che sono cesellate nel profondo di ogni persona: senso di giustizia, di verità, di felicità.

Passare alcuni giorni a Smerillo – il Festival si conclude il 25 luglio – facendo il paragone tra quanto viene proposto e quanto noi avvertiamo come urgente, sentendoci non usufruitori o clienti di una serie di spettacoli, ma protagonisti coinvolti, è già garanzia di crescita interio

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