Concluso il primo Cammino dei Benedettini. Aperta la “piccola Santiago” (da Il Resto del Carlino di venerdì 21 agosto 2015)

Carlino 21.8.2015

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Padre Pietro e il vangelo della bellezza

La cronaca è risaputa: Padre Pietro ha lasciato questo mondo e ha raggiunto quello in cui credeva fermamente.

Oggi ne parlano tutti: amanti della montagna, escursionisti della domenica, giornalisti di quotidiani cartacei e siti internet.

E’ stato sempre un tipo “esotico”, un tipo da scoprire. Era difficile inquadrarlo: cappuccino, viveva in un luogo che aveva visto la forte presenza benedettina; di radice comunitaria, se ne stava la più parte dell’anno “distante” dal mondo.

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Se papa Francesco l’avesse conosciuto, l’avrebbe citato nell’enciclica “Laudato si’”. Perché padre Pietro, pur a suo modo, aveva fatto rivivere un luogo di bellezza. Decenni di duro lavoro e sacrificio. Una testardaggine evangelica.

San Leonardo, su un balzo del monte Priora e di fronte alla Sibilla,  era in rovina, solo mozziconi di mura, il monastero quasi scomparso e dimenticato. Quando il frate vide le macerie ebbe un tuffo al cuore.

“Custodire e coltivare” dice la Bibbia. Ricostruire e coltivare, è stato forse il motto del “muratore di dio”. Strumento inconsapevole dell’opera del Padreterno, ha compiuto una missione di cui nemmeno si rendeva conto fino in fondo.

Quanta gente “lontana” ha incontrato lassù, nel verde della primavera, nel colore smorto dell’estate, in quello cangiante dell’autunno, nel bianco lucore delle nevi invernali! Quanti cercatori d’infinito sono passati da san Leonardo!

Non era un grande colloquiatore. Giusto qualche parole, ma tanto di peso, quanto di estrema semplicità. Come papa Bergoglio, appunto.

L’ultima volta che l’ho incontrato è stato nove mesi fa. Lo spiazzo fuori dal recinto dell’eremo era sporco. Cartacce, bottiglie di plastica, pezzi ferrosi.

Andammo con gli amici dell’associazione Antichi sentieri – Nuovi cammini. Altra gente aderì all’impresa. Pulimmo una giornata intera. Trasportammo a valle quasi dieci enormi sacchi di immondizia.

Alle tredici mangiammo con padre Pietro. Mi stava di fronte. Entrambi a capotavola. Buona forchetta la sua e appetito giovanile. Gli avevano preparato tagliatelle e pollo arrosto. Non se li fece scappare. Davanti, un boccale di vetro, di quelli vecchi, che tengono un bel po’ di vino. Preferiva il rosso, che pulisce le vene, diceva sottovoce. Lo teneva con la destra da capomastro, vigorosa quanto ingrossata e artritica dal lavoro, dal freddo, dal sole, ed anche un po’ bloccata.

Se c’era da sgridare, sgridava. I bambini facevano confusione. La cosa non gli sconfinferava. Non tanto perché la cucina confinasse con la chiesa, quanto perché il rumore incrinava l’armonia della montagna.

Volle sapere del nostro lavoro da “spazzini”. Pronunciò una parola sola: “bene”. Come a indicare che non avevamo compiuto niente di eclatante, avevamo risposto solo ad una responsabilità individuale: custodire e coltivare il creato.

Anni prima, mi aveva accolto con una troupe televisiva per due giorni e una notte. Ci svegliò alla mattina alle sei.

Disse nulla: indicò la Sibilla, che aveva un colore rosa, il sole la colpiva da basso. Era il vangelo della bellezza, che non ha bisogno di arzigogoli teologici, solo di stupore.

Chiudo con l’ultima immagine che mi porto dietro: padre Pietro seduto, accovacciato su una roccia levigata, ingobbito dagli anni e dalla fatica, il grembiulone da lavoro, i sandali che lasciavano intravedere i grandi piedi screpolati, la barba increspata come i folti capelli, gli occhi a fessura che guardavano il sorgere del sole. Ad Est. Ad Oriente. Dove Qualcuno nacque e cambiò la storia dandone un senso e un significato. Per padre Pietro sicuramente.

Parte martedì prossimo il primo Cammino dei Benedettini. Il comunicato dell’Associazione Antichi sentieri – Nuovi cammini

E’ stato presentato ieri (lunedì 3 agosto) nella sala consiliare del municipio di Santa Vittoria in Matenano il primo “Cammino dei Benedettini”.

Erano presenti il presidente e il vice presidente dell’Associazione Antichi sentieri – Nuovi cammini Adolfo Leoni ed Emanuele Luciani, e il delegato del sindaco Francesco Capitani.

Una stupenda immagine di Santa Vittoria in Matenano

Una stupenda immagine di Santa Vittoria in Matenano

Il Cammino è stato studiato e organizzato dall’Associazione Antichi sentieri – Nuovi cammini con il patrocinio del Comune di Santa Vittoria in Matenano e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo.

Partirà martedì 11 agosto dopo una messa celebrata alle ore 11 da mons. Mario Lusek, direttore CEI dell’Ufficio Turismo, Sport e Tempo libero, nel monastero benedettino di Santa Vittoria in Matenano.

Saranno percorsi circa 190 km. a piedi da Santa Vittoria in Matenano a Norcia e da Norcia a Farfa, attraversando 13 comuni, 4 province, 3 regioni (Marche, Umbria, Lazio), un Parco nazionale, i colli piceni e reatini di alto pregio storico.

L'Abbazia di Farfa

L’Abbazia di Farfa

Verranno intersecati tre cammini europei, saranno visitate oltre venti pievi benedettine, due santuari, tre monasteri, alcune zone di ripopolamento del camoscio dell’Appennino, del grifone e del cervo.

L’obiettivo che si pone l’Associazione è quello di aprire un Cammino (una piccola Santiago de Compostela) per gli appassionati e i futuri turisti, monitorando sentieri, luoghi di ristoro, punti di accoglienza, e per proporre una segnaletica appropriata.

Il Cammino dei Benedettini, che intreccia motivi religiosi, storici, economici e culturali, ripercorrerà al contrario quello che fu l’itinerario dei Monaci benedettini-farfensi.

Nell’890 i monaci fuggirono da Farfa in fiamme per stabilirsi sul Matenano e procedere ad una rivoluzione socio-economico, oltre che religiosa, delle terre marchigiane del sud.

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L’Associazione Antichi sentieri – Nuovi cammini ha già sperimentato un altro cammino benedettino, stavolta intra provinciale: da Santa Vittoria in Matenano a Santa Croce al Chienti (Casette d’Ete) per toccare poi San Claudio di Corridonia, l’abbazia di Fiastra (Cistercense), la Cappella farfense di Montegiorgio e ritorno alla “capitale” benedettina: Santa Vittoria in Matenano.