Birra, tra storia e leggenda

Dall’otto al dieci ottobre, piazza del Popolo a Fermo si trasformerà in una piccola Monaco o in una gemella di Ansbach. Birra e ancora birra. Sarà il nostro Oktoberfest.

Accanto ai boccali schiumanti e alla musica tipica che fa ondeggiare birre sui tavoli e persone sulle panche, sarebbe bello riesumare i tratti culturali della bevanda, la sua “storia gloriosa”.

Se il frumento è stato sempre simbolo della fertilità, come scrive una badessa contemporanea, “l’orzo è sempre stato direttamente collegato con le realtà divine e spirituali”. Bevanda degli dei, dunque, e “bevanda sacra che apre la mente alle cose divine”.

Sant'Arnolfo e il suo miracolo

Sant’Arnolfo e il suo miracolo

Dove la vite non cresceva e il vino non si produceva, l’orzo e la birra ne prendevano il posto.

Si raccontano miracoli al proposito. Come quello di santa Brigida di Kildare in Irlanda. Il Breviario di Aberdeen riporta il gesto clamoroso della santa donna che fece spillare “birra da un solo barile per diciotto chiese”. Ne venne fuori una quantità tale che “bastò dal Giovedì Santo fino al tempo pasquale”. Lo si vede nell’affresco che Lorenzo Lotto eseguì in una cappella di Trescore in provincia di Bergamo, come ricorda suor Gloria Riva.

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Il patrono dei birrai è Sant’Arnolfo di Metz, a quel tempo borgo della Francia in prossimità della Germania. Lo acclamarono loro protettore dopo un fatto epico. Era il diciotto luglio del 641 (circa), un giorno particolarmente afoso, anzi torrido. I fedeli che seguivano la processione con le reliquie del sant’uomo non riuscivano a procedere tanta l’arsura e il caldo soffocante. La processione vene fermata, i partecipanti invitati a bere nell’osteria – l’unica – di Champignuelles: Ma solo un boccale di birra era rimasto. Eppure gli oltre 5000 fedeli riuscirono tutti a dissetarsi. Il boccale non restò mai vuoto.

Secondo un’altra biografia  Sant’Arnoldo era un fiammingo, nato a Pamele, morto nel 1087, che fu vescovo di Soissons e in seguito abate benedettino di Oudenburg.  Il Santo, uomo acutissimo e di grandi studi, aveva constatato “che i forti bevitori di birra – come si legge nel Giornale della Birra – erano più resistenti alle epidemie, diffusissime a quell’epoca, e forzò i membri della comunità a bere birra abitualmente”. Fece di più: infilò il bastone pastorale nella vasca della birra e rimescolò a lungo. Ne benedì il contenuto e quanti erano lì dappresso.

Tra i Sumeri, ricordano gli antropologi e gli studiosi di civiltà tradizionali, la scimmia Enduki divenne persona umana mangiando pane e bevendo birra.

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Alziamo i boccali, gustiamone il nettare, ricordiamone la storia e la leggenda.

Prosit!

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Un Cammino per le Terre di Marca

Da Santa Vittoria in Matenano, provincia di Fermo, a Farfa di Fara Sabina, provincia di Rieti. 185 chilometri, undici tappe, dieci notte. Tre viandanti per studiare, mappare, segnalare un Cammino storico e leggendario. E per proporre un itinerario ai sempre più crescenti appassionati (italiani e stranieri) di itinerari a piedi. Condendo paesaggi, buona tavola, birre, vini, monasteri, pievi, borghi minori, piazze splendide e sconosciute. Incontrando gente. Abbiamo coperto quell’itinerario ad agosto scorso. Con me: Emanuele Luciani, vice presidente dell’Associazione Antichi sentieri – Nuovi cammini, e Anastasia Nicu, universitaria, poliglotta, instancabile camminatrice.

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Una sfida al nostro territorio. Per dire che la Terra di Marca può avere il suo grande Cammino, senza invenzione alcuna, ma riscoprendo le tracce di qualcosa che accadde. Vennero da Farfa, calpestando molti viottoli di quelli che abbiamo calpestato noi, i monaci benedettini che elessero Santa Vittoria in Matenano nuova capitale del loro “movimento”. Questo l’abbiamo già scritto e riscritto. Ciò che scritto non è stato è il conseguente ritorno. 100 famiglie di Santa Vittoria in Matenano seguirono la strada inverse, spinti dall’abate, per ricostruire l’abbazia di Farfa. Incredibilmente ci sono ancora discendenti di quella gente che dal Piceno scese in Sabina.

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Dunque, si può. Dunque, nulla s’inventa. Ma si riesuma, invece. Si riporta a galla. Si fa conoscere. Può diventare economia: piccola oggi, più consistente domani.

I freddi dati dicono che lo spagnolo Cammino di Santiago, registrava 2.491 pellegrini nel 1985. Nel 2014 ne aveva contati 237.886. Per la fine del 2015 si prevede, se non il raddoppio, un sensibilissimo aumento.

Il Cammino francescano, nel centro Italia, nel 2008 contava 220 viandanti. Nel 2012 toccava i 780, per quasi raddoppiarsi nel 2014.

C’è un grande spazio per la proposta dei Cammini dei Benedettini.

Ed eccoci, allora per strada, dopo aver ricevuto la benedizione di mons. Mario Lusek, direttore ufficio CEI per Turismo, Sport e Tempo libero, dopo aver mangiato alla gaia e “fiorita” mensa delle monache benedettine di Santa Vittoria in Matenano.

Santa Vittoria, Ponte Maio, Comunanza, ostello dei pellegrini. E poi, Montegallo, chiesa di Santa Maria in Pantano, Forca di Presta, Norcia, piana di santa Scolastica, Cascia, Rocca Porena, Leonessa, Rieti, Farfa.

L'Abbazia di Farfa a Fara Sabina (RI)

L’Abbazia di Farfa a Fara Sabina (RI)

Ho sintetizzato. Ma questo è l’itinerario molto ben evidenziato in Umbria, poco in Lazio, inesistente nel fermano ed ascolano.

Il power point riepilogativo è stato presentato, grazie a Marca Fermana, sabato 19 settembre al Diamante di Porto Sant’Elpidio. Nei prossimi giorni lo sarà a Santa Vittoria in Matenano.

L’altro Cammino è invece un circuito che va dal Cappellone (ultima vestigia benedettina) di Santa Vittoria in Matenano a Santa Croce al Chienti (Casette d’Ete), raggiungendo poi le abbazie di Santa Maria a Pie’ di Chienti (Montecosaro scalo), San Claudio di Corridonia dopo aver toccato la grancia di San Rocciano, Chiaravalle di Fiastra, Mogliano, la Cappella farfense di Montegiorgio e, di nuovo, santa Vittoria.

I giornali hanno titolato una “piccola Santiago”.

Esattamente: una “piccola Santiago”. Ma perché piccola?

Agricoltori 2.0

Sala gremita. “Diamante” effervescente. Soprattutto, cambio di mentalità. Non un progetto imposto dall’alto, ma un servizio offerto e “tagliato” sulle necessità dei produttori agricoli.

L’Università di Macerata è scesa in campo con il prof. Alessio Cavicchi che, sabato scorso al Diamante di Porto Sant’Elpidio, ha presentato la piattaforma online Farminc.eu supportata dai partners Militos, Inipa, Copa-Cogeca, Hellenic American Unione, Zemnieku Saeima.

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La piattaforma è la conseguenza di un progetto europeo volto a supportare piccoli agricoltori e imprenditori agricoli nella vendita dei loro prodotti. Nelle pagine online – la piattaforma diverrà completamente operativa il prossimo mese – si possono leggere, vedere e ascoltare esempi pratici e teorici riguardanti il marketing, la stesura di un marketing plan, il branding ed altro ancora. Il tutto fornito a costo zero dagli esperti universitari.

L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Marca fermana che gestisce il Diamante per conto della regione Marche per tutto il periodo dell’Expo di Milano.

In sala, si sono dati appuntamento numerosi produttori agro-alimentari che nelle prossime ore comunicheranno allo staff del prof. Cavicchi le loro impressioni e daranno il loro contributo.  La piattaforma, cofinanziata dall’Unione Europea, è in fase di finalizzazione proprio alla luce dei suggerimenti già raccolti e quelli in fase di raccolta, durante le diverse sessioni di piloting. Il primo evento di presentazione è stato effettuato a Bruxelles. Il 27 settembre toccherà invece all’Expo.

La tappa di Porto Sant’Elpidio è stata intermedia. I lavori sono stati aperti dal presidente Maurizio Marinozzi. Subito dopo è stata la volta del prof. Cavicchi, dei relatori Lando Siliquini e Paolo Foglini per il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea, di Roberto Ferretti per Marche in valigia, di Adolfo Leoni per gli Antichi sentieri – Nuovi cammini, della docente Elena Viganò dell’Università di Urbino e della dottoressa Lisa Nardi, agronomo e specialista in zootecnia. Il saluto della città di Fermo è stato portato dal vice sindaco Francesco Trasatti.

A sx il prof. Cavicchi, in piedi Maurizio Marinozzi

A sx il prof. Cavicchi, in piedi Maurizio Marinozzi

La Nardi ha spiegato che: “Il progetto Farm Inc. vuole realizzare uno strumento di formazione e di aggiornamento specializzato, creato su misura per rispondere alle necessità degli agricoltori dei quattro paese coinvolti: Belgio, Grecia, Italia e Lettonia. Il materiale è articolato in sei moduli (cos’è il marketing, il piano di marketing, i mercati dei produttori, la qualità, il marchio territoriale, il mercato estero. Cinque le lingue usate: inglese, francese, greco, italiano e lèttone”.

L’incontro ha avuto un epilogo con una degustazione proposta dai cuochi (Pazzaglia, Ricci e Bastianelli) e da alcuni produttori (Maria Pia Castelli, Bonfigli, Agripompei, Gastronomia La Picena, La Viola) vicini al Laboratorio.