Il pittore della Terra di Marca

Non è stato, anzitempo, l’elogio della lentezza. Né della decrescita felice. E’ l’immagine invece di una cultura tradizionale, che verrà travolta, più tardi, dalla frenesia, dallo spreco dei giorni attuali.

Immagine vera. Dipinto di un pittore particolare che ha colto l’anima della Terra di Marca.

Giuseppe Toscani, pittore e sacerdote. Il quadro da cui prendiamo le mosse ritrae un contadino, cappello di paglia in testa (provenienza: cinque nodi) e fazzoletto al collo. E’ seduto sul campo, uno dei tanti delle nostre amabili colline.

fratì

Sarà mezzogiorno sicuramente: prima l’Angelus (come per Millet), poi ristoro. A terra, tra i fiori e l’erbetta, una tovaglia linda, un “mandì” (nel dialetto che è lingua). Sopra, un pane spezzato e condiviso. Spezzato a mano: non era bene l’uso del coltello. Accanto, la vergara e il suo bambino. Un’altra è in piedi e si sporge sul neonato. Una terza trasporta un cesto col frugale pasto di metà giornata. Un’altra ancora, probabile figlia, siede sul prato. I nostri possenti buoi sono sullo sfondo: una coppia, bianchissima, con l’aratro appresso. Immobili. Ancora più sullo sfondo, i pagliai che costellavano la campagna marchigiana, i gelsi, le querce, la frescura, il casale tozzo e forte. Atmosfera serena. Non emerge ricchezza. Si respira pace. Il quadro è di privati sangiorgesi. Ne ha parlato il dr Paolo Foglini all’Expo di Milano.

Non è il solo dipinto che narra della Marca. Altri ce ne sono. Come quello delle donne in nero, forse già in lutto, lo sguardo impietrito sul mare infuriato, la spiaggia, le barche che non tornano, la tempesta che divora vite umane. 1935: la tragedia, l’Adriatico ghermisce alcuni pescatori sangiorgesi.

Nel Santuario di Santa Maria a Mare (Fermo) c’è una stupenda Madonna, giovanissima, seduta su uno scoglio col bambino che sembra, con la piccola mano destra, voler domare le acque.

Ed ancora un quadro, di tenore diverso, che torna però sul lavoro di campi e allevamento d’animali. Stavolta è “transumanza” quella che coglie don Giuseppe. Non di greggi ma di tacchini. Verso l’Umbria e il Lazio, attraversando i Sibillini.

tacchini

Un pittore verista, don Giuseppe Toscani? Non sta a noi stabilirlo. Ci spetta solo di non dimenticare.

Giuseppe Toscani era nato a Grottammare il 26 novembre del 1878. La sua famiglia si trasferì più tardi a Fermo. Il giovane studiò nel locale seminario arcivescovile e frequentò l’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la direzione dei maestri  Amos e Giuseppe Cassioli, come racconta, in un quasi introvabile articolo, Pasquale Rasicci.

Dipinse soggetti sacri soprattutto, affrescò chiese (come l’abside di San Michele Arcangelo a Fermo o la collegiata di Nereto), ma l’originalità sua fu quel racconto pittorico della Terra di Marca.

sacer

Don Giuseppe, le cui messe erano molto seguite anche per la sinteticità dell’omelia, è stato prima messo da un canto, poi scordato. Il suo modernismo non lo ha certo favorito.

Morì a Genova il 30 ottobre del 1958. Fu inumato nello spazio riservato ai religiosi, cimitero di Staglieno. Quando, anni dopo, nessuno ne chiese l’esumazione, la salma venne esumata dal Comune nell’agosto del 1970. I poveri resti mortali finirono nell’ossario generale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...