Siamo anche ebrei. Iniziate le Giornate della Storia

La sinagoga a Fermo c’era. Probabilmente, come ne scrisse Laura Pupilli, si trovava nel palazzo con le suggestive arcate, salendo, accanto all’attuale tribunale, via de pedibus. La frequentavano, oltre agli ebrei fermani, i correligionari che abitavano le Terre di Monterubbiano, Montegiorgio, Amandola.

Gli ebrei sono stati una minoranza molto presente e fattiva. Si contavano 60 comunità nelle Marche. Di rispetto quelle di Ancona, ovviamente, ma anche quelle di Fermo, Montegiorgio, Monterubbiano, Matelica, Ascoli Piceno.

ebrei

Avevano il Banco, che significava banca di prestito con interessi o su pegno.

Imprestavano ai comuni con la garanzia dei rappresentanti comunali. Commerciavano con i cenci, la seta, il sapone. Ed effettuavano anche una sorta di vendita porta a porta. La Roma dei papi emanava bolle violente, come quella del 1569: la grande cacciata. Ma nelle Terre le norme si applicavano con molta discrezionalità, con tante facilitazioni, magari anche acquistate, e tanto realismo. Tanto da far scrivere al Consiglio di cernita fermano: vogliamo il ritorno degli ebrei. Sicuramente per la mancanza di danaro sonante in circolazione, in tempi in cui Sarnano ed Amandola pagavano i tributi con i prosciutti… E sicuramente per le relazioni che cristiani ed ebrei avevano sempre intessuto. La nuova storiografia fa luce su alcune leggende nere e pregiudizi come quello sulla incomunicabilità tra i due mondi, la chiusura ermetica dei ghetti, le cacciate.

Lo hanno raccontato con dovizia di particolari tre professori: Marco Moroni, Luca Andreoni e Luigi Rossi. Iniziativa che apre Le Giornate o i giovedì – della storia. Occasione data dal secondo lancio della stupenda rivista Marca/Marche, quattro numeri giù usciti, altrettanti grosso modo pronti.

“Il nostro obiettivo – ha spiegato Moroni, che ne è il direttore – è quello di riscoprire la storia marchigiana e coinvolgere sempre più studiosi”.

Moroni ha preso le mosse dall’incipit di un romanzo, “Sefardita”. L’autrice, Eliette Abécassis, scrive che ognuno ha “identità multiple”. Siamo dunque tante cose insieme. Un bell’impasto.

Le Marche ne sono un esempio. Furono terra di sbarco per schiavoni, albanesi, morlacchi, armeni, greci ed ebrei. Per gli ebrei fummo un’area importante.

Nelle parole dei relatori si sbriciola il pregiudizio dell’incomunicabilità e della mancanza di rapporti con i “cristiani”. A Fermo, gli ebrei furono valenti medici, alcuni dei quali curavano monaci e monache. Elia Di Sabato divenne protomedico del Papa. Nella cultura, apprezzato fu Imanuel Romano – più conosciuto come Manuello da Fermo. Ebbe rapporti con Dante e scrisse una sorta di Commedia con l’Alighieri come guida. Crivelli li dipinge nel polittico di Massa Fermana immersi tra la folla.

Si interessarono di magia, specie in Ancona, coinvolgendo ampi settori della cristianità locale.

Ultimo spunto: le Marche furono felix, fiorenti fino all’Unità d’Italia…

Folto il pubblico che ha seguito l’incontro nella sala della Carifermo. Andrea Livi, l’editore, ha promesso incontri ogni primo giovedì del mese. Una scoperta ogni volt

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