Profughi e noi. Il racconto di chi ci sta

Sabato 12 dicembre. La Sala dei Ritratti di Fermo è gremitissima. Giovani soprattutto, ma anche adulti.

Il titolo dell’incontro intriga: “Profughi e noi. Tutti sulla stessa strada”. Una provocazione. Specie in un momento in cui la reazione di pancia è forte, specie dopo gli attentati di Parigi, della Tunisia, dell’Egitto, della Nigeria.

La proposta sfida l’emozione e la reazione.

profughi

Al centro Giacomo Fiordi, a sx il sindaco Calcinaro, a dx Marco Tricase

Chi è venuto vuol capire oltre le cronache televisive. Vuol capire da un testimone che vive quelle realtà, come precisa in apertura l’ing. Marco Tricase.

Giacomo Fiordi ha 28 anni, è collaboratore dell’AVSI (forse la più grande ONG italiana di aiuti internazionali). E’ stato in Kenya. Tornato, gli hanno proposto di andare a Erbil, Kurdistan irakeno, in un campo con 250 mila profughi di guerra. Non voleva. Il 7 marzo stava a Roma, con Papa Francesco. “I cristiani d’Occidente debbono aiutare i Cristiani d’Oriente”. Il Papa va dritto al cuore. Scardina i pregiudizi, supera i tentennamenti. E Giacomo inizia a prendere sul serio la proposta: si informa, studia, chiede. E parte. A Erbil inizia gli incontri. “Incontro” è la parola chiave. Non si dà un pesce, si insegna a pescare insieme, ma si insegna a pescare solo se l’altro ne capisce l’importanza. E’ un rapporto tra persone che si guardano negli occhi, che si tendono la mano.

Giacomo inizia con alcune suore domenicane. Avevano un asilo nella loro città. Sono fuggite dinanzi all’ISIS. Ne vorrebbero aprire uno nel campo profughi, per dare speranza, per far giocare insieme i bambini, per fare in modo che le tante Myriam che hanno perso tutto possano per lo meno ritrovare le amiche di un tempo. L’asilo prende forma. E’ una soddisfazione. Un punto di riferimento. A fine gennaio ne nascerà un altro poco distante. E’ l’esigenza di un prete di strada irakeno. L’AVSI con Giacomo ci sta. Come ci sta nel realizzare corsi di inglese su richiesta del vescovo locale. I profughi parlano curdo, arabo, aramaico (la lingua di Gesù). L’inglese, oltre ad una futura possibilità di lavoro all’estero, potrebbe loro salvargli la vita.

Myriam

La piccola Myriam

Parte il video di Myriam. Ogni volta che lo si vede è una commozione. Piccola, minuta, non chiede vendetta, si affida, ringrazia Iddio. Incredibile.

Il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro ha fatto una premessa intelligente. C’è un razzismo strisciante di chi dice “non sono razzista ma…”. Quel “ma” è carico di rancore, diffidenza, estraneità.

Giacomo allora snocciola dati. I migranti forzati nel mondo sono 59,5 milioni, 8 milioni solo nel 2014 (la cifra più alta dalla seconda guerra mondiale),42,.500 persone lasciano la propria casa ogni giorno a causa di 33 conflitti in corso. Dalla Siria si sono mossi 3,9 milioni di profughi, dall’Afganistan 2,6. Eppoi Somali, Sudanesi.

Molti di loro tornano a casa o vorrebbero farlo. I Paesi che più accolgono sono Turchia, Pakistan, Libano, Iran, Etipiae Giordania. L’86% dei rifugiati è accolto da Paesi in via di Sviluppo. Non dall’Europa, non dall’Italia.

Giacomo

Giacomo Fiordi

I Mussulmani? Vivono per conto loro, dice Giacomo, si integrano poco. Ma anche qui, laddove la religione non riesce, riesce l’amicizia.

In sala ci sono due profughi dall’Africa. Applaudono. Sono diventati amici di tanti fermani. Siamo tutti sulla stessa strada.

 

Adolfo Leoni

domenica 13 dicembre 2015

 

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