Le storie d’amore: un film, un itinerario

Le Grandi storie d’amore. Potrebbero trasformarsi in un film. Oppure in una fiction televisiva. La sceneggiatura c’è, le location ancora di più, eccome. Andrebbero sistemate solo alcune parti.

Vediamo ora se giovani o anziani registi amanti delle Marche succhieranno l’idea da questo giacimento nuovo. Oltre ad un film, “Le grandi storie d’amore” sono anche un itinerario che c’è tornato in mente rileggendo il Canto V della Commedia dantesca, quando Francesca ripensa, trepida, al gesto d’amore del suo Paolo che “…la bocca mi baciò tutto tremante”.

Grotta

La Grotta degli Amanti

Come sarà stato l’ultimo bacio che Antonio diede a Laurina prima di buttarsi nel vuoto? 70 metri sul fosso di San Filippo.

Un saluto estremo, tragico, cui affidare libertà e promessa di ritrovarsi in un altro mondo, in un’altra vita. Lo scialle di Laurina servì come legame, più stretti che mai; la cinta dei calzoni di Antonio fermò i quattro polsi diventati un grumo solo. S’accomiatarono così dalla triste sorte. Lui, era soldato in Libia; lei, promessa sposa. Era tornato per una breve licenza. Disertò. Fuggirono insieme. La grotta del Bosco del Cugnolo, a Torre di Palme in una vegetazione ricca e intricata, li nascose per sette giorni sfamati dalle sarde dei pescatori che sapevano. Sette giorni fino a quello, tremendo, del gran rifiuto. Le loro anime ancora aleggiano lungo il sentiero e nello scavo della roccia.

Lotario e i suoi monaci non versano più lacrime. Nessun grido nella notte accanto all’Ete morto. La chiesa è stata restaurata. C’è serenità in quel luogo che un tempo vide lo splendore della grande Abbazia Imperiale di Santa Croce al Chienti. Imelda ha ritrovato il suo cavaliere.

Camminare da Casette d’Ete sino al tempio sacro è ripercorrere storia e leggenda. Dove quest’ultima narra di un guerriero innamorato, le mani lorde del sangue del padre di Imelda che l’aveva costretta in monastero sino alla morte per inedia. L’espiazione portò Lotario, tra palude e insetti, a costruire la grande opera.

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La chiesa senza tetto di Cerreto

Templare, Cavaliere del Tau, Rosa Croce, mistico e amante, più volte rivissuto in cerca della sua donna. Accadde a Cerreto, nel borgo medievale tra Monte San Pietrangeli e Rapagnano. Si ritrovarono nel bosco accanto alla chiesa senza tetto. Si sorrisero, teneramente, poi si amarono. Sparendo di nuovo, inghiottiti nella nebbia che sale presto.

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La Fessa di Smerillo

Non hanno avuto un nome. Noi glielo daremo: Teresa e Francesco. Giovani, appassionati, innamorati. Nascosti dietro la rocca castellana di Smerillo, sommessamente parlavano di sé e del futuro. Mille sogni, mille progetti. Amore contrastato però. Famiglie nemiche da sempre. Qualcuno li scoperse. Qualcuno gridò. Gli uni e gli altri si armarono. Pericolo. Sangue. Vendette.

Fu allora che la terra tremò, che la roccia si aprì: la Fessa li accolse e li protesse. Il sogno d’amore, impossibile sulla terra, si concretizzava nel suo ventre, in un altrove senza odio.

Chi oggi guarda le conchiglie impresse nella fenditura, ne troverà due vicinissime, come abbracciate. Sono gli innamorati del Castello, che il Castello aveva rifiutati.

Quattro storie, alcune leggendarie.

Quasi trame da film. Che Pupi Avati non disdegnerebbe. Che qualche giovane regista potrebbe accettare come sfida.

 

 

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