Pier Leone Ghezzi e la vera caricatura. Il volume Carifermo

Non si vedeva molto bello, Pier Leone Ghezzi. Nella sua auto-caricatura si disegna con il naso piuttosto adunco, le labbra assenti, ma lo sguardo acuto, curioso, scrutatore. E non poteva essere altrimenti. Specie nell’ambito della caricatura dove l’artista, di famiglia picena nativa di Comunanza, fu vero e proprio riferimento tanto che la sua opera è stata accostata alla nascita del giornalismo moderno.

Ne dà conto un recente e bel volume realizzato da Andrea Livi Editore per conto della Cassa di Risparmio di Fermo Spa e della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, in occasione dei 260 anni dalla morte del Ghezzi.

Ghezzi

Il libro contiene 72 caricature che costituiscono, come spiegava il prof. Luigi Dania “un ulteriore importante documento sulla vita romana della prima metà del Settecento, che ha avuto in Ghezzi un autorevole, attento testimone”.

Il prof. Dania, morto nel 2011, aveva preparato l’approfondito studio dell’artista marchigiano su commissione della Regione Marche. Successivamente, la Regione, come scrive il prof. Stefano Papetti in una delle introduzione al libro Carifermo, “venne meno agli impegni presi con lo studioso nel 2001 ed il saggio rimase inedito”.

Un’ultima fatica di Dania, aggiunge il prof. Nunzio Giustozzi, in un’altra introduzione,  “rimasta insensatamente inedita”. Una “fatica” che per anni è stata consegnata al fondo di un cassetto ma che oggi vede la luce grazie alla Cassa di Risparmio fermana che, riportando alla luce l’inedito, contribuisce così ad una maggiore conoscenza dell’artista (che fu anche ottimo pittore), rilegge i rapporti tra le Marche e Roma, e “costituisce – come dicono i presidenti Amedeo Grilli (Spa) e Alberto Palma (Fondaizone) – un ulteriore collegamento tra la nostra Regione e le tante gallerie e musei che nel mondo conservano le opere di Pier Leone Ghezzi”.

Non basta: la recente pubblicazione opera anche una sorta di “risarcimento” morale e intellettuale nei confronti del prof. Dania per il lavoro appassionato e acutissimo che gli fu stoppato.

Le caricature provengono da un Album di disegni conservato nella Biblioteca “Passionei” di Fossombrone.

L’Album, precisa la professoressa Anna Lo Bianco in apertura del volume Carifermo, “racchiude un repertorio omogeneo e interessantissimo, databile tra il 1739, anno in cui l’Eremo di Camaldoli [si tratta di una villa a Frascati, ndr] è ormai aperto, portato a termine e frequentato, e il 1755, data della morte del Ghezzi. Nelle lunghe villeggiature a Frascati, ospite assiduo di Passionei, l’artista si diletta a disegnare le caricature dei frequentatori del Romitorio, molti dei quali forestieri”. Si tratta di un campionario molto ampio, dove compaiono alti prelati, ambasciatori, nobili, persone comuni, che Ghezzi immortala con il suo pennino, accentuando, caricando appunto, alcuni tratti somatici, usando ironia ma mai irrivirenza (esempio di come dovrebbe essere la satira…), arricchendo i ritratti con note esplicative.

C’è un altro merito nel volume prodotto dalla Cassa di Risparmio. Quello di aver dissepolto, nelle diverse introduzioni (Lo Bianco, Papetti, Giustozzi), e nella presentazione dello stesso Dania, uno spaccato di vita italiana dove appare un Papa (Clemente XI) e alcuni prelati molto attenti alla vita culturale e artistica europea e alle idee di modernità che già spiravano in Francia. Un Illuminismo riformista che la Chiesa non disdegnava.

 

Adolfo Leoni

domenica 10 gennaio 2016

 

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