Giornata della Memoria. Il male. E una semplice domanda

Mercoledì 27 gennaio 2016. E’ la Giornata della memoria. Si ricorda l’Olocausto. La Shoah. Lo sterminio di milioni di ebrei e poi anche quello di malati psichici, omosessuali, zingari. La barbarie del nazismo.

giornata

Le iniziative si sprecano. Da quelle istituzionali conseguenti ad una legge dello stato, a quelle più culturali delle scuole, associazioni, municipi.

La memoria – dicono – ci preserva da nuove nefandezze.

Giusto ricordare. Giusto anche segnalare che oggi di nefandezze ce ne sono anche di più.

Nel Preambolo alla Coscienza di Zeno, Italo Svevo scrive: “Il mio pensiero mi appare isolato da me”. Cioè si isola dall’esperienza, come spiega il prof. Esposito, si isola dal dato, dai fatti.

Per cui, ricordiamo, com’è bene fare, i campi di sterminio tedeschi staccandoli però dalla quotidianità del male. Staccandoli dai massacri dell’Isis e di al Shabab, dalle repressioni iraniane che crescono dopo l’accordo con gli USA, dalle impiccagioni cinesi, dai bombardamenti siriani sui civili, dallo stesso uso della bomba atomica statunitense in Giappone.

isis

Come se ci fosse solo un male principale, esterno, situato in un punto di tempo preciso. E non ci fosse invece un principio di male nel cuore di ognuno.

Ovidio scriveva: vedo il bene ma faccio il male.

Per soldi, per contratti con le nostre aziende, riceviamo in Italia leaders stranieri che hanno fatto della repressione il loro modello di gestione politica. Addirittura, dobbiamo cambiare la disposizione dei mobili e delle statue di cavalli troppo osé per non disturbare gli occhi dei visitatori.

Ricordo quando, nel 1983 o forse 1984, arrivò a Fermo un rappresentante della Repubblica cinese. Confindustria lo accolse con tutti gli onori. Di Piazza Tien an Men e delle stragi di studenti nemmeno un cenno. I latini ripetevano che pecunia non olet, i soldi non puzzano. In questo caso non puzzano di cadaveri.

Mi viene in mente come la Camera di Commercio locale abbia, tempo fa, salutato con trionfalismo un diplomatico del Medio Oriente, il cui Paese non brilla certo per libertà.

Pecunia non olet, ancora.

cin

Che c’entra con la Giornata della memoria?

Se la Giornata non diventa capacità di cogliere i segnali del male e denunciarli ovunque s’annidino, se resta confinata nel limbo di un fatto storico determinato nel tempo, se si arrocca nella contrapposizione antifascismo-fascismo (tra l’altro termini ormai desueti), perde il solo valore necessario: quello educativo, quello di dirigere i giovani verso il bene.

Guardando uno sceneggato in tv, iersera, mia nipote (sette anni) mi ha detto: ma a che serve la guerra, perché sono così stupidi da farsi male?

E’ l’esempio di un pensiero che non è isolato dalla pur minima esperienza di vita.

 

 

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