Modernità e tradizione. Abbraccio necessario

Le montagne! Sembra di toccarle. Stendere la mano e accarezzare la Priora. Più sotto: Montefalcone e Smerillo. Force, più in là.

La luce nitida delle 7,30 di ieri mattina consentiva di cogliere il Gran Sasso e la Maiella.

La Creazione. Un dono di cui ringraziare.

lago

L’incredibile Lago di Pilato nella foto di Luciano Brandimarti

Il cervello è strano. Fa addizioni per suo conto.

Il volto rugato di Augusto Del Noce, primi anni Ottanta. Una chiacchierata in sala stampa, al Meeting di Rimini.

Mi dice una frase che ripeterà nell’incontro pubblico: “Occorre attraversare la modernità con le categorie della tradizione”. Non scartare nulla, ma ancorarlo alla radice.

La mia amica Maria Pia Castelli ripropone domani e domenica “I giorni della merla”. Venderà vino sfuso nella sua cantina addizionandolo a musica, incontri, scambi con altri produttori.

“I giorni della merla sono i più freddi dell’inverno. Ma sono sulla strada della primavera”, scriveva il grande Giorgio Torelli riprendendo un antico detto.

Giorni di speranza.

Un altro grande vignaiolo, Marco Cavalieri (Le Corti dei Farfensi), ha postato su facebook: “Nel vino ci sono sapore ed aroma. Nel vino c’è il racconto di storie, di

tradizioni, di lavoro, sacrificio, soddisfazione. Il vino è una sinfonia della vita”.

La Commissione europea vorrebbe togliere i riferimenti territoriali, tagliare le radici. Una mostruosità.

A Montefortino, per la festa di Sant’Antonio, un gruppo di ragazzi ha girato campagne e paese cantando stornelli e chiedendo un piccolo dono. Due i tipi di canto: quello bene-augurante per benefattori, e quello un po’ ironico per chi spranga la porta.

Gesto antico di giovani moderni con in tasca l’ultimo cellulare alla moda.

Un’attrice mi scrive dopo aver assistito a Lapedona ad una vecchia consuetudine: “La questua casa casa, dove a seconda dell’offerta,  viene dato un biglietto per ricevere la mattina della festa il panino con la porchetta o il sacchettino con il pesce fritto, pane e mandarino se il comitato (che un tempo era confraternita) ha raccolto più soldi; inoltre ad ogni famiglia viene anche lasciato il lunario di S. Antonio e le famose “panette” che sono state benedette dal parroco la sera precedente appena sfornate. E non è finita qui: il giorno della festa dopo la Messa ultima c’è la consueta benedizione degli animali sul sagrato, poi tutti a ritirare il panino nei locali dell’ oratorio…”.

Arriva febbraio, è tempo di carnevale. Alfredo Cattabiani ci ricorda il Februarius, il februare che in latino significa purificare. Periodo di passaggio. I romani lo celebravano con la festa inquietante dei Lupercali, purificazione e fecondazione.

Quando “i ragazzi – precisa ancora Cattabiani – usano colpire scherzosamente le donne con bastoncini di gomma o di panno”, non sanno di legarsi ad un gesto antichissimo: toccare la donna con strisce di pelle di capra era augurarle e assicurarle fertilità.

Martedì prossimo – due febbraio – sarà la Candelora. In qualche chiesa del fermano ancora si distribuiscono candele benedette, che sono luce e protezione.

E’ anche la presentazione di Gesù al Tempio, dopo i 40 giorni ebraici di purificazione. L’energia entra nel mondo. Lo avvertiva già la grande cultura persiana.

Un patrimonio da conservare su cui costruire.

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