Prostituzione a Porto Sant’Elpidio. Si colpiscono le donne. Ci si dimentica dei negrieri?

Divieto di sosta e divieto di contrattazione di prestazioni sessuali per strada.

La prostituzione a Porto Sant’Elpidio sarebbe stata messa in ginocchio da alcune norme comunali.

Sei ricorsi su sei presentati dalle prostitute multate sono stati respinti dal giudice che ha fatto appello alla pericolosità sociale.

Il risultato, a parole, sembra essere stato ottenuto. Applausi, allora.

Nei fatti, la piaga del sesso a pagamento, spuntata a fine anni Ottanta del Novecento a Porto Sant’Elpidio, e giustificata da alcuni magistrati come inincidente comportamento del nuovo costume italico, è cresciuta forte e salda e non s’abbatterà con certe iniziative.

Questo perché ad essere colpito è l’ultimo anello della catena. Il più debole.

E non solo il più debole, ma anche quello più indifeso e il più sfruttato.

Si colpiscono le donne che danno sesso.

Di loro si scrive che sono peripatetiche o lucciole, con termini leggeri, quasi simpatici, che chiamano alla mente un fenomeno estintosi da decenni.

Oggi, le ragazze sono vere e proprie schiave importate dall’est Europa o dall’Africa centro-settentrionale.

Sono state illuse con un miraggio di lavoro in Italia, stuprate dai propri carnefici, buttate in strada, e bastonate dai nuovi mercanti di carne umana.

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Prendersela con loro, multarle, togliergli il “lavoro”, le espone ad una violenza in più da parte degli schiavisti.

Complimentarsi del risultato ottenuto, con comunicati stampa pettoruti da parte delle forze dell’ordine o del Municipio, è un atteggiamento poco lungimirante e, per certi verso, anche poco umano.

Perché la vera questione non è tanto ripulire una certa via o una certa piazza spostando la prostituzione dieci metri più giù, ma colpire con durezza ed efficacia la tratta delle schiave. Scoprire mandanti e manovalanza. Sigillare gli spazi putridi dove le ragazze vengono ristrette e fatte vivere.

Sradicare cioè la mala pianta alla radice.

La nostra impressione è che, incapaci di centrare il bersaglio giusto, si sceglie di colpire quello più esposto, più visibile e, alla fine, più innocuo.

Ogni volta che leggeremo una nota stampa con il fermo, la denuncia e il conseguente rimpatrio – tra l’altro mai andato in porto – delle donne schiave, dovremmo domandarci: ma dove sono i negrieri, quando li acchiappano i delinquenti? E, soprattutto, perché non li acchiappano?

Se nella grandi metropoli come Roma o Torino è ormai quasi impossibile, a Porto Sant’Elpidio potrebbe essere diverso.

Perché non accade?

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