Chi ha paura dell’olio tunisino?

Nelle stesse ore in cui il Parlamento europeo dava semaforo verde alla Tunisia per l’esportazione nel vecchio continente di 35 mila tonnellate di olio senza gravame di dazi in più, un docente statunitense girava il Fermano.

Il giovanissimo professore di economia turistica e sviluppo dei territori ha voluto visitare alcune aziende agro-alimentari dell’entroterra: soprattutto quelle produttrici di olio.

bonfigli

Gli olivi dell’azienda Bonfigli di Falerone

Ha assaggiato “il piantone” di Falerone e di Mogliano, ha letto le certificazioni delle analisi dell’ASSAM, ha preso visione dei frantoi e dei loro meccanismi. S’è informato sui prezzi e sulle spedizioni.

Non solo. Avendo una moglie originaria del Giappone (altra patria, oltre alla nostra, della longevità), ha chiesto come mai il fermano ha questo record in Italia e nel mondo.

La risposta non è stata tecnica. E’ stata esistenziale. E’ stata culturale.

Bruno Sponsa dell’azienda Bonfigli di Falerone, lo ha invitato ad affacciarsi alla finestra del proprio agriturismo. Da lì si scorogono i Sibillini, le due Torri (Belluco e Ajello) che controllavano l’ingresso verso i monti, la piana del Tenna, la città perfetta di Castel Clementino (Servigliano) e la chiesa di San Paolino (longobarda, quindi del VI – VII).

Scesi in sala, il prof. ha toccato ripetutamente un tavolo “fratino” del 1700 e si è seduto su alcune panche di qualche secolo prima.

Sulla parete dell’abitazione dei Bonfigli, spicca una meridiana, opera di don Alberto Cintio, sacerdote e scienziato. Propone un altro tempo, senza ansia, perché non è cronometro che mangia i propri figli.

Accanto all’abitazione, ci sono uno stazzo per cavalli e poco più sotto centinaia e centinaia di olivi.

Al momento dell’acquisto (la bottiglia è costata otto euro), il docente è rimasto sbalordito. Perché in quel recipiente, non c’era solo un salutare e balsamico olio, ma una storia millenaria.

Avrebbe pagato fino a cento euro.

Chi ha paura dell concorrenza africana non racconta la propria tradizione…o non vuol saperne.

 

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One thought on “Chi ha paura dell’olio tunisino?

  1. Gioco di rimessa e mi permetto una integrazione: premettendo tutto il rispetto per l’ olio tunisino che sarà pure buono e di buona qualità; mi viene da pensare al fatto che si fa un gran parlare della Tunisia, della sua importanza come Nazione vicina per mentalità all’ Europa, del suo impegno contro il terrorismo e della utilità di aiutarla, con appropriati ed entusiasti inviti ad armarsi (i Tunisini) con gli aiuti Europei e partire (sempre i Tunisini) contro i terroristi. Nelle scorse settimane in almeno due occasioni al confine tra Tunisia e Libia ci sono stati piccoli scambi di vedute e animati dibattiti culturali tra Tunisini ed illustri esponenti della scuola filisofica ISIS provenienti dalla Libia. Ci sono scappati una cinquantina di morti alla volta.
    Ora se la Tunisia fa la pelle a qualche centinaio di canaglie ISIS va bene e sono bravi, naturalmente qualcuno dei loro cade sul campo dell’ onore ma noi gli mandiamo solidarietà e partecipazione. Se la Tunisia chiede aiuto siamo tutti pronti a spaccarci la bocca e le parole in quattro perchè è importante mostrare la realtà della democrazia. Se la Tunisia NON chiede l’ elemosina e vuole essere aiutata ad esportare i suoi prodotti, che nel caso in questione sono olio e prodotti agricoli, che facciamo? La Coldiretti ha forse intenzione di tentare iniziative di sostegno a favore dell’ ISIS se magari il Califfo ci compra qualche tonnellata di pomodori siciliani?

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