Profughi. All’Unione europea bastava leggere un libro o vedere un film

Dopo numerosi incontri a vuoto, rimandi a miglior data, rinvii per non saper che pesci pigliare, i paesi dell’UE avrebbero trovato un accordo.

Oggi, al Tg, il premier Matteo Renzi, piuttosto soddisfatto dell’orientamento europeo in merito alla Turchia e ai profughi, ha sentenziato: occorre aiutare gli africani e i medio-orientali là dove sono, a casa propria.

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Ci sono voluti mesi e mesi per arrivare ad una ovvietà del genere.

Bastava che lui, da buon boys scout, avesse riletto qualche paginetta dei missionari in giro per il mondo, specie dal Seicento all’età odierna, per adottare una qualche soluzione.

I religiosi: siano essi francescani o gesuiti, o comboniano o di altri ordini e congregazioni, hanno sempre cercato di insegnare ai questi popoli come governarsi da sé, come lavorare al meglio la terra, come estrarre acqua, come pensare all’educazione e alla sanità. “Non dare il pesce – diceva Mao – ma insegna ad usare la canna da pesca”

Celebri, specie in Uruguay e Paraguay, le cosidette Reduciones, vere e proprie cittadelle costruite dai missionari per gli indigeni, dotate di tutto: dai laboratori artigiani agli ospedali sino alle scuole.

Se il nostro premier non aveva tempo di leggere, poteva almeno vedere il grande film di Roland Joffé: Mission.

Bastava solo copiare. Ed apprezzare.

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