Nell’incognita europea, un ‘ciao’ può ridare speranza di convivenza

Ho finito di rileggere un terribile libro dell’antropologa Ida Magli.

S’intitola “Dopo l’Occidente”. Lo scrisse nel 2012.

Mi ha colpito il passaggio quando si dice che: “L’Europa, specialmente la parte dell’Europa più attraente, più ricca, più facile da aggredire – quale l’Italia, la Spagna, la Grecia, la Francia, la Germania – sarà abitata in maggioranza da mussulmani i quali avranno il piacere e il dovere di eliminare tutto ciò che ci appartiene”.

Buddha-Afghanistan

Il Budda afgano ricostruito in 3d

Più avanti, aggiunge: “Una volta padroni dell’Europa, quindi, i mussulmani ‘giustamente’ ne distruggeranno ‘l’europeità’, come è sempre successo quando una cultura è subentrata ad un’altra”.

 

Mi ero chiesto più volte negli anni scorsi quali mussulmani potevano amare e difendere gli affreschi del Tempio di Sant’Agostino di Fermo o i soffitti del Cappellone di Tolentino, il Crocefisso di San Damiano ad Assisi o i polittici dei Crivelli a Monte San Martino.

Le devastazioni di Palmira insegnano, come sembrava avessero insegnato quelle dei Budda di Mamiyan in Afganistan.

Secondo la Magli, deceduto da qualche tempo, l’Europa che conosciamo: quella della democrazia, dell’arte, della laicità, della bellezza, del cristianesimo, è destinata a scomparire.

pal

La devastazione di Palmira

Dura prospettiva. Che però mi fa venire in mente una scena dello scorso anno a Massa Fermana quando un gruppo di ragazzi ha studiato a fondo chiese ed opere d’arte per far da cicerone ai visitatori.

Tra questi, c’erano alcuni ragazzi di famiglie mussulmane. Che non si sono tirati indietro difronte ai soggetti religiosi cristiani.

Le insegnanti – e lo scrivemmo a suo tempo – sono state brave a far apprezzare ai loro studenti quelle opere.

La scuola è essenziale. Sembra un facile ritornello, quasi uno scaricabarile.

Purché i docenti ne siano all’altezza, il che non significa: grandi specialisti, ma gente appassionata, capace di dire parole profonde allacciate alla propria vita.

La nostra cultura, staccata dalla sua origine, sarebbe perfettamente inutile.

Ultimo passaggio. Dopo i terrificanti attentati di martedì, ho fatto un giro in alcuni vicoli e strade fermane abitate da immigrati marocchini e tunisini.

Se ne sono visti pochi in giro.

ciao

Ho salutato alcune donne con il velo, ricevendo nessuna risposta o un nonsoche sommesso. Finché un bambino – poteva avere cinque sei anni – mi ha sorriso e mi ha detto: ciao!

Una speranza.

 

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3 thoughts on “Nell’incognita europea, un ‘ciao’ può ridare speranza di convivenza

  1. Appunto…. cultura, scuola, conoscenza, uso completo ed ampio della intelligenza. Alla luce di questa tua nota, Direttore, mi viene in mente una famosa “frase storica” del Duca di Wellington quando visitò la allora recente Scuola Militare di Sandursth (o come diamine si scrive, l’ inglese non lo conosco) secondo cui era stato lì, in quelle aule, su quei banchi, in quei libri, in quel particolare “luogo di studio” che era stata vinta la battaglia di Waterloo.

  2. Caro Adolfo, condivido queste tue ultime riflessioni. Invece sono sempre stato spaventato dagli atteggiamenti estremistici, emotivi, rabbiosi di Oriana Fallaci e dei suoi sostenitori. E dalla cultura, dalla scuola, dal confronto sociale, che bisogna partire per un processo che possa determinare una convivenza possibile. Ma soprattutto dall’abbandono di quella tendenza a generalizzare che alimenta i pregiudizi e crea risposte il piu’ delle volte tragiche.La cultura deve arricchire non solo gli arabi ma anche gli occidentali, gli europei e gli italiani in particolare. Si dice che loro (gli arabi) non conoscono la nostra civilta’ e non hanno nessun interesse a rispettarla. Ma quanti italiani conoscono la civilta’ araba, la loro religione, e quanti sono disposti a rispettarla? Quanti italiani conoscono la differenza tra sunniti e sciiti, quanti sanno o hanno dimenticato le incredibili opere d’arte degli arabi che hanno impreziosito proprio l’odiata Europa e l’Italia: si pensi a Palermo, a Cordoba, Granada, Siviglia, ecc. Ci sono diversi medici a Fermo che sono arabi: li vogliamo considerare pericolosi estremisti o “pisciatori” sui monumenti di Firenze, come diceva la Fallaci? Lasciamo da parte persone come la Fallaci e offriamo ai nostri scolari e studenti, italiani e stranieri, gli esempi di San Francesco e del suo incontro col sultano d’Egitto Amil Al Kamil, raccontiamo la Scuola Medica Salernitana dove lavoravano gomito a gomito scienziati arabi, ebrei greci, cristiani per la salute dell’uomo.

    • Sono d’accordo, e l’ho scritto. Sulla Fallaci la penso diversamente. Lei ha visto il disastro delle Torri gemelle e la mattanza, e, con acuta sensibilità, ha raccontato l’orrore. Detto questo, non facciamoci illusioni. Sarà dura, veramente dura. E’ vero Cordoba, è vero Siviglia, sono veri i numeri arabi e le Mille e una notte, ma è anche vero che da quando l’islamismo è nato ha tentato di occuparci, attraverso il corridoio spagnolo, attraverso quello balcanico e attraverso il mare. Poi, ci sono mussulmani e mussulmani, sunniti e sciiti, drusi e sufi. Certamente. Ma non applichiamo categorie politiche, da una parte e dall’altra, che ci impediscono di vedere la realtà.

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