Terra di Marca. Provincialismo? O insipienza

Un piccolo vanto.

Quello di aver lanciato e introdotto giornalisticamente il termine Terra di Marca già dodici anni fa, e di aver così contaminato il linguaggio quotidiano.

Oggi “Terra di Marca” lo usa il presidente della Camera di Commercio di Fermo, quello della Fondazione San Giacomo della Marca, quello di Marca Fermana, alcuni sindaci, dirigenti scolastici e anche qualche collega.

 

In Terra di Marca non c’è solo la montagna della Sibilla o il mare del pesce azzurro. Neppure, da soli, ci sono i gioielli di Brosway o le calzature finissime di Silvano Lattanzi. Neanche la Sala del Mappamondo o le Cisterne romane di Fermo. Né il grande olio piantone della famiglia Bonfigli o i succhi prelibati di Maurizio Curi.

Terra di Marca è un impasto, un tutt’uno.

Sono le sibille e l’eremo di San Leonardo, il formaggio e i libri di “pellicceria”, l’abbazia di San Ruffino e la medicina popolare delle vecchie sapienti.

Corona della Sibilla

La Corona della Sibilla

Sono i dipinti delle Madonne della Misericordia, le Confraternite che escono ancora, bardate, il “venerdì santo” e “lu serpe” di Falerone per i poveri e i benefattori.

E’ il suono delle campane che scandiscono l’eterno ritorno ed è la musica medievale degli Errabundi musici.

E’ il teatro romano di Piane di Falerone e le corali studentesche addestrate per la Carmen.

E’ la necropoli picena di Belmonte, il latino del Carboni da Ortezzano, e il vino intitolato a Vidacilius, ultimo eroe piceno contro le Aquile di Roma.

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La chiesa di San Ruffino di Amandola

E’ la Casa della Vergine a Loreto e sono le possenti mura di una Rocca-Santuario.

Sono il Palazzo, la piazzetta, la Torre dell’orologio di Recanati e i versi immortali di Leopardi.

E’ la Pinacoteca stupenda di Montefortino ed è l’orrido dell’Infernaccio; sono le abbazie della Valle del Chienti e la leggenda di Lotario e Imelda a Santa Croce al Chienti. Sono i monasteri benedettini ancora pieni e le ricette di antiche pietanze.

Sono… sono… sono…

Questa è la Terra di Marca: un impasto, un abbraccio. Dove ci sono anche i gioielli Brosway, anche le scarpe di Silvano, anche quelle di Enrico o di Diego.

Ogni Terra ha il suo genius loci che parla ancora. Basta saperlo interrogare.

Provincialismo? Arroccamento campanilistico?

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L’imprenditore-artigiano Silvano Lattanzi

Non so. Quello che vedo è una lettura e comunicazione turistica ridotta, uno sguardo istituzionale monco, una proposta progettuale dove i caratteri vengono giustapposti senza coglierne le radici profonde.

Ci ho riflettuto dopo aver visto Come Saltano i pesci. E dopo alcune critiche di provincialismo.

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