Sandro Totti. Un uomo, un medico, una visione del mondo

Un articolo questa mattina, e un libro sempre oggi.

Incontri anche questi.

L’articolo, firmato Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, racconta di un amico medico che s’incontra con un malato affetto da “infranto”.

Infranto non è l’errore lessicale di infarto o altra malattia. E’ proprio l’uomo in frantumi: nel fisico e nel morale. Spezzato, polverizzato, senza più un centro.

Il libro è di Paola Bergamini e si intitola “Laico, cioé cristiano. San Giuseppe Moscati medico”.

Entrambi: articolo e libro, arrivano alla stessa conclusione: l’uomo è un essere integrale, formato da materia e spirito, anima e corpo. Non si può sanare una cosa dimenticando l’altra, non si sana lasciando da parte un pezzo di quell’integralità.

Moscati, grande medico, ne fu un esempio eclatante.

Mentre leggo l’uno e l’altro, mi torna in mente un grande amico.

Sandro Totti è morto 12 anni fa: era il 26 luglio del 2004.

totti

Totti, nato a Servigliano, risiedeva ad Ancona, dove era primario dell’Unità Operativa di Medicina Generale presso l’Azienda Ospedaliera Umberto I.

Ancona gli ha dedicato una strada, dopo averlo più volte premiato per il suo lavoro e la sua umanità.

Come medico, era un ottimo medico: capace di guardare il paziente oltre la malattia espressa; come uomo, un grande uomo, marito, padre e nonno.

Cercava di capire a fondo la persona, di coglierla in quella totalità di fattori che compone l’essere umano. E sempre con il sorriso e la battuta per alleggerire situazioni anche pesanti.

Era uno specialista della persona e non di un segmento di malattia.

Me lo avevano raccontato alcuni pazienti che a lui s’erano rivolti e che lui aveva, nonostante i tanti impegni, visitato a lungo e con loro a lungo dialogato.

Non era filantropia, non era solo gentilezza, la sua.

Era una concezione dell’altro come “amico”, addirittura come “fratello”: figli dello stesso padre.

Forte la sua fede, da cui originava il suo impegno.

E lo avevo appurato parlando a lungo con lui nelle nostre camminate fermane o in quelle di Servigliano preparando i convegni sull’Insorgenza anti-napoleonica.

Eh sì, Sandro era anche un grande umanista e storico, innamorato del Manzoni e di Pio VI a cui aveva dedicato uno dei suoi libri.

Di quel papa, fatto prigioniero da Napoleone, morto in esilio in Francia, scriveva per l’ingiustizia fattagli subire. Per condannare tutte le ingiustizie del mondo.

Un’ansia di verità, muoveva Sandro. nella vita ed anche nella medicina.

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