Giornata dell’Economia del fermano. Chi procede, chi s’attarda, chi non vede.

Sabato 28 maggio. Camera di Commercio di Fermo. Giornata dell’Economia. Si guarda al “Futuro Fermano”.

In sala, una fila e mezzo di autorità; il resto sono studenti delle Superiori: ITET, IPSIA, Liceo “Don Bosco”.

gior

I problemi non mancano. Il Fermano è… fermo. I dati trimestrali – spiega il presidente dell’ente camerale Graziano Di Battista – rivelano che da noi si soffre un po’ più che altrove.

Di Battista chiede «comprensione» alle banche (è presente il neo amministratore delegato Alessandra Vitali Rosati, ci sono anche il presidente della Spa Grilli e della Fondazione Palma ), che significa: rapporto nuovo, sguardo diverso, collaborazione con le imprese.

Massimiliano Colombi è sociologo e consulente della Camera di commercio. I sociologi usano gerghi particolari. Stavolta sono termini nautici: «Facciamo il punto nave in acque agitate». Manca una visione, dice il sociologo, e senza non si può operare. Senza visione siamo al piccolo cabotaggio, alla sopravvivenza finché dura. Questo tempo è rivoluzionario: «siamo alla quarta rivoluzione» dove occorre essere protagonisti. Ogni rivoluzione opera fratture, cioè un cambio netto di mentalità e di operatività.

diba

Graziano Di Battista

Colombi elenca le necessità: efficienza, velocità, flessibilità. Solo così saremo al fermano 4.0.

Poi, una freccitina quando aggiunge che occorrono centri di ricerca seri, veri, interconnessi: no, quindi, ai centri di ricerca caserecci!

E’ chiaro a chi si riferisca a Fermo.

Marcatili è un economista che si è fatto le ossa a Nomisma. Fa capire che le lenti d’ingrandimento con cui si legge lo sviluppo debbono cambiare. Non sono più sufficienti.

E’ vero che siamo lenti, è vero che il fermano produce sempre gli stessi beni, ma c’è già una rivoluzione in corso, c’è già una porzione di società che ha scelto ed opera di conseguenza. Ci sono start up innovative lanciate da giovani, c’è una forte capacità brevettuale.

Del fermano 4.0 inteso come beni collettivi, innovazione, co-creazione, coralità produttiva, si vedono i primi bagliori.

ces

Cesare Catà

Marcatili conclude con una proposta interessante: sostenere le start up con costituzioni di club di imprenditori sperimentati che le sostengano, e con la presenza, fa capire l’economista, di uomini della cultura. Centri studi?

Sembra originale, l’idea. Ma già era stata sperimentata da Olivetti, da Mattei e da altri imprenditori illuminati degli anni ’60. Però, se ha funzionato allora, funzionerà ancora.

Che molto si muova per suo conto, pur se non raccontato, visto e sostenuto, lo dice l’ing. Emanuele Frontoni della Politecnica delle Marche. Usa il power point per illustrare il piccolo elicottero che misura la necessità d’acqua dei nostri terreni, il pasto su misura preparato da un’impresa locale, la domotica sviluppata da un’azienda di Montegranaro, la misurazione dei dati di un’altra impresa giovane, i nuovi materiali approntati grazie al 3d. La rivoluzione è in atto. Ma non ce ne accorgiamo.

A Cesare Catà, filosofo, scrittore e docente, il compito di disegnare il futuro. Non ci prova nemmeno. Usando Sant’Agostino, ricorda che il futuro è un concetto inesprimibile. Ma ci si può attrezzare ad incontrarlo, il futuro, riflettendo a fondo su di sé (sempre sant’Agostino). Esplorarsi nell’anima, ricercare la propria identità. Quindi comunicarla, con determinazione. «L’identità apre al futuro», è colloquio, si fa rapporto vero.

«La storia ha saltato le Marche – spiega, citando un intellettuale – ma così le ha preservate». Due facce di una stessa medaglia. Occorre ora affrontare questo aspetto. Riprendere in mano la propria storia. Il professore parla della Sibilla: unisce Antoine de la Sale a Wagner; racconta del Guerin meschino unendolo all’Irlanda. Legami, connessioni, intrecci.

Basta, sembra dire, con Leopardi che parla a Silvia. Occorre oggi parlare con Silvia.

Catà segnala un’urgenza: rendere parola quel che c’è. Rendere racconto – lui usa il termine Story telling – la nostra storia.

La Giornata dell’Economia a Fermo rivela velocità diverse. Ci sono le nuove imprese che, zitte zitte, si stanno facendo largo. Ci sono le scuole con i loro dirigenti che vogliono agganciare queste novità, e ci sono i politici (Fabrizio Cesetti, assessore regionale, Paolo Petrini deputato, Francesco Verducci, senatore) che accorgendosi del ritardo della politica ne scaricano la colpa alle mancate riforme costituzionali. Il referendum, pur non citato, è oggetto di grande attenzione. Come se la Carta costituzionale fosse un tappo. Come se l’enorme sviluppo dell’economia italiana degli anni ’60 non avesse avuto la stessa Carta.

Ci viene in mente però che diversi erano gli uomini. E gli ideali.

Annunci

One thought on “Giornata dell’Economia del fermano. Chi procede, chi s’attarda, chi non vede.

  1. Adolfo hai ragione tu e i relatori che hanno parlato sabato alla camera di commercio per la giornata dell’economia , occorrono ideali ed idee hanno detto i vari relatori tecnici e politici solo che a mio avviso occorre anche molta convinzione verso tutti ho l’impressione che le nuove generazioni hanno , perso un pò la fiducia in tutto, per la politica, per il progresso i giovani italiani pensano di far parte della U:E: ma come figliastri infatti gli itlianoi sono pensalizzati rispetto ai loro fratelli europei .giovedì sono 70 anni della repubblica in questo lasso di tempo potevamo fare di più .Maresa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...