Adieu! I giovani se ne vanno. Restiamo più poveri e più vecchi di idee

L’amministrazione Paolo Calcinaro a Fermo compie un anno di vita.

La città ha ripreso fiato. Le iniziative sono state numerose.

I critici dicono che si sono concentrate solo nel centro storico.

Un po’ è vero un po’ no.

I favorevoli commentano che il salotto buono della città è tornato a splendere e il commercio, pur arrancando, ha visto tirar su qualche nuova serranda.

Altri comuni fermani si danno molto da fare. Porto Sant’Elpidio e Porto San Giorgio ne sono campioni. In questo caso, si potrebbe dire “campionesse” per il super attivismo delle “assessore”.

Dalla montagna campeggia molto sulla stampa il primo cittadino di Amandola.

Gli fa eco dalla collina, il collega di Francavilla d’Ete.

L’estate sarà zeppa di eventi.

giov

14 sono le pagine del depliant di Fermo.

L’edizione 2016 della Giornata dell’Economia celebrata recentemente alla Camera di Commercio fermana ci ha raccontato di giovani imprenditori locali che sono all’avanguardia nel mondo. Una soddisfazione e una prospettiva.

Ma ce ne sono molti, molti di più che scelgono, costretti, la strada del Nord Italia o dell’estero. Mancando qui il lavoro si trasferiscono altrove. La globalizzazione lo consente. L’Europa è terra unica.

Per loro andrà sicuramente bene. Molto meno per la nostra terra.

giovani

Se le forze fresche e innovative scelgono altri luoghi, cosa rimane a casa nostra?

Rimane un’immigrazione non sempre qualificata. Quella dei mestieri minori (lo diciamo con molto rispetto ma con altrettanta franchezza): lavapiatti, addetti alle pulizie, badanti, servizi in campagna, distributori di volantini, addetti alle catene di montaggio, ecc.

Restano ovviamente gli anziani.

Siamo i più longevi e ce ne facciamo vanto. Ma quest’aspetto ha anche un’altra faccia: quello dei costi alti di assistenza, quello della sanità non sempre adeguata e quello di un comprensibile conservatorismo ideale.

La perdita di giovani intelligenze porta con sé anche un altro aspetto, completamente economico.

Abbiamo investito in figli e nipoti, abbiamo finanziato asili, scuole, centri culturali e di formazione, abbiamo speso milioni e milioni di euro per tirar su ragazzi che ora andranno a rendere ricche altre zone d’Italia, d’Europa o del mondo. Non è stato un investimento a questo punto. E’ stata una perdita. In tutti i sensi.

Attenzione: qui non si vuol vincolare nessuno, si vorrebbe solo scuotere una terra perché dia risposte concrete e rapide.

In mancanza di dati sugli esodi, possiamo guardarci attorno: conosciamo giovani che vanno in Australia, in Spagna, Germania, Svizzera o Milano. Tanti.

Un problema e una domanda che le classi dirigenti in qualche modo dovrebbero porsi.

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