Nuova agricoltura, nuova comunità. E Libero Regno della Sibilla

In tempi di exit, il Libero Regno della Sibilla potrebbe anche starci. Che qualcuno, goliardicamente, c’abbia pensato non è improbabile. Che qualcosa si muova sottotraccia, ma in ben altri ambiti, è un fatto.

Ieri a Montalto Marche, s’è riunita la Valdaso. Non quella delle istituzioni, che sarebbe stata frammentata tra Provincia di Fermo, Provincia di Ascoli e una decina di comuni non sempre colloquianti. Quella, invece, dei produttori, degli agricoltori, degli amanti della campagna e di un modello di vita diverso. Un po’ Pier Paolo Pasolini (della difesa della cultura contadina), un po’ Konrad Lorenz (del declino dell’uomo), e un po’ anche Ezra Pound (del contro usuram). Molto, sicuramente, papa Francesco con la sua «Laudato sii’», quella del «Custodire e Coltivare», dal Genesi al Movimento benedettino.

Gobbi

Olimpia Gobbi e il moderatore Alberto Locatelli, giornalista

L’occasione è stata la Festa della Lavanda, in gergo è «Lavandaso». Lo psico-coltivatore diretto Roberto Ferretti ed un gruppo di volontari la organizzano da anni. La sede precedente è stata Rocca Montevarmine: geograficamente a Carassai, giuridicamente a Fermo. Stavolta s’è preferito l’antico Molino di Montalto Marche, struttura stupenda.

Roberto

Lo psico-coltivatore diretto Roberto Ferretti

Occasione giusta per presentare un progetto niente male. Lo ha fatto Olimpia Gobbi, insegnante, ex assessore alla cultura della provincia di Ascoli Piceno, studiosa di economia agricola, componente la rivista fermana Marca/Marche.

La signora Olimpia non è un’accademica trincerata nella sua torre d’avorio. E’ donna concreta e anima inquieta. Alla Lavandaso ha presentato con determinazione e chiarezza il modello della «cooperativa agricola di comunità». Il progetto è denominato «Roccamadre». 150 gli iscritti sinora. Sono piccoli agricoltori e cittadini spiccioli. E’ un sistema per produrre qualità, offrirla e accorciare le distanze tra chi lavora la terra e chi acquista prodotti.

Molino 2

Dirla così, però, sarebbe ridurre il progetto. Perché c’è molto di più. E’ scelta culturale e dunque di civiltà. E’ modo nuovo (antico) di pensare, produrre, fare economia, riportare valori di solidarietà e comunità.

La Gobbi pensa sicuramente alle antiche Comunanze: se c’erano, potranno esserci di nuovo.

Non manca un’allusione all’amministrazione di Fermo. I 150 dell’agricoltura di qualità avevano chiesto al comune di Fermo 70 ettari (dei circa 700)   di Rocca Montevarmine. Sembrava quasi fatta. Poi, è uscita fuori la necessità di procedere con un bando. «Signori, è la trasparenza!». Giusto, giustissimo. Ma i bandi possono nascere su presupposti economici, con realizzo immediato, oppure su sguardi culturali, prospettive più lunghe, che non fanno cassa all’istante ma sono investimenti.

La signora Gobbi e i suoi paventano la prima scelta, temono che si opti per l’utile immediato, con condizioni quasi capestro, tanto da escludere la neo-comunità.

Forse per questo hanno optato per un Molino fortificato…

Altro elemento, è la giuntura con la Dieta mediterranea del Laboratorio Piceno, presente in forze. Un congiungimento ideale e probabilmente nei prossimi mesi pratico tra un’entità molto forte in Valdaso ed un’altra in notevole crescita nell’entroterra fermano, lungo la Valtenna e in regione.

Libero Regno della Sibilla? Ci piace pensarlo.

Ci accontentiamo, intanto, di un’oasi di diversità

 

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