Nuova agricoltura a Rocca Montevarmine? Forse

Non c’è riuscito il sindaco Ettore Fedeli, non ci sono riusciti i successivi Saturnino Di Ruscio e Nella Brambatti. Riuscirà Paolo Calcinaro a risolvere il problema/risorsa Rocca Montevarmine?

Lo sapremo tra 10-15 giorni quando uscirà il primo bando per l’affidamento di una porzione dell’ampia area agricola (670 ettari).

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Il vasto appezzamento si trova in territorio di Carassai, ma appartiene al comune di Fermo. Quasi un’enclave. Di progetti nel tempo ne sono stati approntati diversi. Uno fra i più puntuali è stato quello avanzato dallo studio Torresi di Fermo, con proposta di Project Financing.

Di Rocca Montevarmine e delle perplessità circa il bando in uscita, si è parlato all’incontro di domenica scorsa al Molino Sisto V di Montalto Marche. E’ stato l’ex assessore alla cultura della provincia di Ascoli Piceno Olimpia Gobbi a tirare in ballo la vicenda presentando il progetto Rocca Madre che vede insieme agricoltura biologica e di qualità, agricoltura sociale e nuovi modelli di sviluppo economico e culturale. I 150 aderenti a Rocca Madre (piccoli produttori e cittadini) hanno chiesto al comune di Fermo di poter ottenere in affidamento una settantina di ettari dei 670 disponibili a Rocca Montevarmine.

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«L’idea – ha scritto nel sito ufficiale Loris Asoli – nasce da percorsi associativi e di cittadinanza attiva, per rispondere alla crisi sociale, economica, ecologica, occupazionale e di moralità, con un progetto innovativo che possa costituire un modello valido sia per la Valdaso, da cui parte, che per altri territori della regione Marche ed oltre».

Sembrava fatta, ha riferito la Gobbi, poi, è uscita fuori la necessità da parte del Comune di Fermo di procedere con un bando. Il che è giustissimo. Ma questo iter comporta molte incognite.

L’impressione che percepiscono i soci di Rocca Madre è che il bando possa nascere su presupposti esclusivamente economici, con intenti di realizzo immediato, e con condizioni che trovino l’associazione dei piccoli produttori in posizione svantaggiata rispetto a gruppi economici più consistenti. Se così fosse, verrebbe negato un nuovo modello di sviluppo. Che Asoli spiega così: «Il modello partecipativo dal basso, con il convergere, integrarsi e arricchirsi di varie competenze ed esperienze di vita e professionali, ci sembra l’unico modo per rendere il progetto socialmente valido, realistico e fruttuoso».

Il «socialmente valido» resta una chiave di lettura e di proposta. C’è infatti un richiamo ideale a quello che fu il vincolo di Rocca Montevarmine, dimenticato troppo in fretta. Il grande podere fu donato da un signore medievale alla Confraternita di Santa Maria della Carità con l’intento che l’intera struttura potesse trasformarsi in un accogliente centro di assistenza per anziani e invalidi. Mutatis mutandis, l’azione fu continuata dall’Opera Pia Brefotrofio di Fermo, per finire, non senza polemiche, in mano al Comune di Fermo. Ed ora?

 

 

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