La violenza che avanza. Il nulla che divora

Non sappiamo come siano andate effettivamente le cose ieri a Fermo.

Sappiamo che un uomo di 36 anni, proveniente dalla Nigeria e dalla furia di Boko Haram, è stato ridotto in fin di vita da un italiano.

Non ci sono parole dinanzi ad una violenza cieca.

nube

Quella violenza per cui si continua a colpire a colpire a colpire anche quando l’avversario è a terra esanime.

E quando è a terra esanime, non si ha più di fronte un avversario, una persona, uno che ha parlato sino ad un istante fa. Che ha riso alla propria donna.

E’ come, invece, se ci si accanisse contro un sacco, contro una cosa. Un niente.

Sembra di vedere una scena di un film americano.

Forse, proprio da quei film, è stato tratto l’unico insegnamento della vita dell’aggressore.

E’ l’ultimo fatto di cronaca nera.

Le pagine locali ne abbondano, ultimamente

A San Benedetto del Tronto sono stati picchiati alcuni bengalesi che vendevano fiori.

Responsabili: giovani italiani

A Porto San Giorgio, un somalo di 25 anni è stato ridotto molto male. Forse da connazionali.

Sempre a Porto San Giorgio, alcuni italiani sono stati minacciati da due africani armati.

A Porto Sant’Elpidio sono faide quotidiane.

Di alcuni casi non si conoscono le dinamiche.

Si riconosce, invece e molto bene, il marchio della brutalità insensata.

La violenza è tra noi. Non più nelle megalopoli occidentali o nelle periferie delle città italiane.

E nessuno ne è estraneo.

Quella belva sta crescendo dentro di noi.

Sta sviluppando sempre più rapidamente.

Nei confronti degli immigrati, è conseguenza di sospetti, timori, paure.

A volte immaginari, a volte concreti.

Dobbiamo dirlo chiaramente; anche se scontenterà assistenti sociali, preti, sindaci, governanti in genere:

non abbiamo saputo gestire i flussi.

Abbiamo fatto sicuramente bene ad accogliere e salvare chi fuggiva.

Ma non basta ospitarli in più o meno attrezzate strutture finanziate dallo Stato.

L’integrazione, più proclamata a parole dense di ideologia che realizzata con realismo, ha confinato dei poveri cristi a far nulla per la maggior parte del loro tempo. Abbandonati a sé. Prospettive: zero.

Comunità locali poco sensibili o sensibilizzate.

Nello stesso momento, la crisi, che abbiamo fatto finta di dimenticare, morde sempre di più le famiglie e crea malumore, chiusura e qualcosa anche di più tra la nostra gente.

Non solo. Giorni fa segnalavamo anche, localmente, un progressivo radicalizzarsi di ambienti islamici: donne che sino a otto-dieci mesi fa non indossavano il velo a lavoro e non avevano problemi a socializzare, anche se in parte, da alcuni mesi fanno esattamente il contrario.

Fa pensare.

Non sappiamo come sia andata esattamente ieri a Fermo.

Ce lo debbono dire le forze dell’ordine e la magistratura.

Ci piange il cuore dinanzi ad un uomo in fin di vita, che sia bianco o nero o giallo. In questo caso: nero.

Ma se questo fatto non ci rende meno ipocriti, meno ideologici, meno sognatori, assisteremo prossimamente e in maniera più dilatata a molto di peggio.

Un prossimo fronteggiarsi.

Da una parte, chi arriva disperato, cercando l’Eldorado e trovando nulla; dall’altra, chi stenta a tirare avanti, si sente espropriato e in cuor suo ha tanta paura del futuro.

Tralasciando chi soffia sul fuoco o propaga veleni televisivi in dose sempre più massicce.

Una nube nera, nerissima, si addensa.

E’ un nulla che avanza e che tutto divora.

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