Bombe dinanzi alle chiese e anarchici del piffero

Ieri, i due arresti a Fermo.

I carabinieri hanno messo in manette due uomini accusati di aver posizionato cinque bombe (quattro esplose) dinanzi alle chiese fermane.

Dopo aver sentito le parole del Procuratore della Repubblica Domenico Seccia, cambio parere, almeno in parte, rispetto a quanto scrissi all’indomani del secondo botto.

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La pista delle bombe posizionate davanti alle canoniche per colpire i preti dediti all’accoglienza di immigrati e alla carità, non mi convinceva. Tanto che, sia dalle colonne de Il Resto del Carlino sia nell’editoriale su Fm-Tv, invitavo gli inquirenti a guardare oltre: a scrutare nella nostra storia recente, dove Fermo fu luogo di incubazione dei primi atti riconducibili al successivo terrorismo Br, come l’assalto alla Casa dello Studente e il rogo dei ciclostili, ecc..

Ero convinto che le recenti bombette potevano essere state piazzate da elementi estremisti e anti-sistema. Come per un laboratorio.

Quando Seccia, ieri, ha parlato di un movente di origine insurrezionalista, e il suo sostituto Monti, del ritrovamento di numerosi libri di matrice anarchica e di disprezzo per le istituzioni, invece che rafforzare la mia convinzione, e rallegrarmi della pista intuita a suo tempo, quelle parole e, soprattutto, il profilo degli indagati, mi hanno convinto di altro.

Mi sono convinto che l’anarchia e il terrorismo c’entrano come i cavoli a merenda.

A mio parere, sempre che si accertino le responsabilità, i cinque gesti bombaroli vanno attribuiti a persone disturbate, problematiche, con difficoltà economiche e caratteriali che, proprio per problemi personali, si coprono di una bandiera di cui probabilmente non conoscono neanche l’origine. E, sempre probabilmente, non hanno letto né Bakunin né Stirner.

Allora, non siamo di fronte, in sedicesimo, a Gaetano Bresci o Felice Orsini.

Marco Bordoni e Martino Paniconi non sono I Demoni di Dostoevskij.

Sono due patetiche figure di “incazzati” – come iniziano a starcene altri, purtroppo – contro le Istituzioni, sono dei marginali del sistema. O di scarti di questa società. Oppure piccoli malviventi alla ricerca del colpo giusto.

Magari alla fine, si scopre, che le bombette dinanzi alle chiese servivano da esercitazione per colpire un bancomat, tanto per dire.

Per cui, non mettiamo troppi orpelli e aggettivi a questa vicenda e non pompiamola oltremodo.  

 

Iniziamo invece una riflessione su un modello di civiltà che produce tali fenomeni.

E, per favore, non ce la faccia don Vinicio, che ha troppo parlato e sparlato in questi ultimi anni.

 

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One thought on “Bombe dinanzi alle chiese e anarchici del piffero

  1. Tutto sommato ci è andata pure bene, se pensiamo che in altre parti del mondo spostati più o meno gravi si sono dati alle gimkane con il camion o sono saliti in treno portandosi dietro l’ accetta o hanno deciso di “ripulire” il mondo dagli omosessuali….. Quando abbiamo saputo qualche notizia di più mi è venuto da pensare alla storia di circa due anni fa, il “tanko”: quel trattore agricolo mascherato da carrarmato con cui i “serenissimi” volevano fare una azione violenta pro Repubblica Veneta. Ci sprecarono i G.I.S. per bloccarli ! Stavolta sono bastati i Carabinieri normali, quelli della Arma Territoriale.
    Nel nostro caso per fortuna di “califfo” non c’ entrava manco Franco Califano buon anima (che qualche bella canzone la faceva pure) c’ entra solo gente che non sai nemmeno debba finire in galera, in manicomio o da buttare fuori dalla caserma a calci in culo, possibilmente mandandola a “spala’ la rena jo Tenna” (ma sul serio, con piccone e carriola per otto ore a giorno, così gli passa la voglia di fare certi giochi ).
    Rimane un non piccolo sgomento, pensando a che razza di gente tiriamo fuori da mezzo a noi, senza mai accorgerci più di tanto a cosa possano arrivare certe persone, senza mai considerare abbastanza a cosa possa portare una concezione del tifo sportivo esagerata e scriteriata (ma si sa, quando c’ è da fare casino sugli spalti e dopo, quando c’ è da organizzare iniziative, quando c’ è da “fare” certa gente fa comodo) senza mai dare importanza più di tanto a certe originali “ragazzate” che non devono allrmarci più di tanto. Salvo poi fare pensose riflessioni, invitare la Boldrini e sentirci predicozzi social ispirati viniciani.

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