Padre Pietro è il “Muratore di Dio”

Giusto un anno fa: 9 agosto 2015. Padre Pietro Lavini saliva al cielo, come amano dire i cattolici. E lui era cappuccino. Di una razza particolare. Di quelli che alla povertà francescana, vissuta con grande fedeltà, univano una sorta di operosità benedettina e un richiamo alla contemplazione camaldolese. Una persona con un sentire così non poteva non ridare vita all’eremo di San Leonardo. Perché quell’eremo, un tempo monastero e forse anche scuola di novizi, quella giuntura la contiene tutta. Benedettino-farfense agli inizi, camaldolese successivamente, francescano-cappuccino per tornare a vivere, ed ancora benedettino oggi perché appartenente alle suore di Santa Vittoria in Matenano.

padre

Padre Pietro Lavini

Padre Pietro non ha ricostruito solo mura, non è stato solo calamita di tanti «lontani» che l’hanno sentito vicino, ha immedesimato quell’invito a custodire e coltivare la natura, l’ambiente, il mondo. Prima di tutto la persona.

Non sappiamo se padre Pietro abbia letto Santa Hildegarda di Bingen. Sicuramente avrebbe apprezzato le parole della badessa tedesca: «I luoghi hanno i loro ricordi, filtrano nell’aria come profumi segreti e possono essere percepiti solo dai pochi che hanno la mente aperta». Impegnandosi però perché ognuno avesse aperta la propria mente.

Vincenzo Varagona è giornalista di Rai 3 e collaboratore de L’Avvenire. All’eremita di San Leonardo, che non voleva essere chiamato tale, ha dedicato un libro «Il Muratore di Dio». Questo sì, era il titolo di cui il cappuccino amava fregiarsi.

La prefazione è del cardinale Edoardo Menichelli.

Il volume sarà presentato martedì 9 agosto, ad un anno esatto dalla salita in cielo del frate.

L’iniziativa è stata presa dal Comune di Montefortino, dal Santuario della Madonna dell’Ambro, a cui padre Pietro apparteneva, e dal Monastero benedettino di Santa Vittoria in Matenano.

Presentazione del libro ma anche momento religioso e musicale. Si partirà alle 8:30 da Valleria di Montefortino. Un evento.

Un evento che però non sarà l’unica rievocazione. Il 13 toccherà a Di Villa in Villa e il 27 agosto a Filo-Fest camminare la storia raggiungendo quella giuntura di cui padre Pietro è stato protagonista forse inconsapevole sino in fondo.

Valleria o, per altri Balleria, luogo del ballo, pianoro dove i pastorelli attendevano le fate. E poi, Gola dell’Infernaccio, dove, attenti, si potrebbero risentire le tragiche parole di Cecco d’Ascoli: «L’ho detto, l’ho insegnano, lo credo». Per poi raggiungere la deviazione per Capotenna, dove il Guerin meschino iniziò a far l’impresa accolto nel minuscolo monastero di sant’Antonio. Si proseguirà sino al bosco dei faggi e su su sino al piano di San Leonardo, per ascoltare di monaci dal saio nero, di quelli dal saio bianco e di frati cappuccini amanti di Dio e del suo Creato.

 

#sanleonardo #padrepietro #destinazionemarche

Da Il Resto del Carlino di domenica 7 agosto 2016

 

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