La cascata del Rio, il giullare di Dio, il canto del melograno

D’estate si ha tempo per sognare. Sognare d’essere diversi: desiderantes. Cercare le stelle. Alla maniera di Samwise Gamgee, il Sam di Tolkien, protagonista vero de Il Signore degli anelli: il ritorno alla propria terra, a casa, dalla persona amata. La Contea, le verdi colline, i placidi corsi d’acqua.

Dove trovarli?

Il Santuario della Madonna dell’Ambro era meta di fedeli e turisti. Ebbe un calo. Ha ripreso alla grande. I Cappuccini sono lì da secoli. Oggi il Rettore, padre Gianfranco Priori, fa omelie dense eppure semplici, piace a papa Francesco. La gente accorre, arriva in un luogo stupendo, si segna, guarda la Madonna del miracolo che ridiede la parola a Santina pastorella muta, legge gli ex voto. Ci sono le sibille affrescate sulle volte e una Madonna dei pellegrini caravaggesca.

Sul colle, alla sinistra, sotto un chiosco dove si mangia bene e si paga il giusto, la chitarra di Luca, avvocato, fa intonare un canto ad una Compagnia di amici. E’ dedicato a Giorgio Gaber, lo ha scritto e musicato Claudio Chieffo.

«In una piccola casa nel cuore della città  c’è un giardino nascosto che nessuno si può immaginare, nel giardino c’è un melograno coi rami in fiore e tra i sassi del muro nascono le viole… ». Un luogo bello, un luogo desiderato. Continua: «Devi dirmi dov’è questa casa dei fiori: è da sempre che cerco la casa dove posso tornare, devi dirmi dov’è, perché voglio venire anch’io, non lasciarmi da solo… ». Dal sagrato del Santuario padre Gianfranco ha sentito le voci, le parole. Vi si incammina. Saluta la comitiva. Entra subito in rapporto. Racconta di sé, del posto, del miracolo. Soprattutto della Bellezza, che ha la b maiuscola. Dice: Bellezza, intende Dio.

Fosso Rio foto

Compare un mazzo di carte. Padre Gianfranco non è solo rettore. E’ anche frate mago, che raccoglie offerte per le missioni africane. Con il mazzo stupisce l’imprenditore, l’avvocato, l’operatore turistico, la guida, la segretaria, l’impiegata al parlamento, il manager, il dipendente. Sorprende tutti la sua buona magia. Frate mago è un’altra sorpresa del Santuario. Da preservare così.

La Compagnia è tornata da 12 chilometri di camminata in montagna. Scontato l’eremo di San Leonardo. Per nulla invece il Fosso Rio. Non ci vanno i turisti della domenica. Ci vanno quelli come Sam. Si scende tra i boschi, tra i resti di carbonaie e forse di antichi romitori camaldolesi. Il ruscello si avverte da lontano, sempre più forte. Il Monte del Priore ha fatto piovere massi che s’intrecciano con foglie di camomilla. Si scivola, occorre attenzione. Ci siamo. La cascata! Le cascate! Un piccolo invaso a raccogliere le acque che saltano da 20 e più metri. Vien voglia di bere. Roberto va dentro. Un giovane si ficca sotto. I piedi ghiacciano. Il ritorno è festoso. Eccetto in due, gli altri non conoscevano il luogo.

«Bussa pure alla porta, – canteranno più tardi gli amici – mia madre ti aprirà, lei è ancora più bella di quello che puoi immaginare, nella casa del melograno c’è sempre il sole e la brezza di sera ti fa sentire il mare…». Il melograno è come la cascata, come il rio, come il bosco, come la camomilla, come lo stupore che ci assale dinanzi ad una cosa bella.

Da Il Resto del Carlino di domenica 14 agosto 2016, “Cammino la Terra di Marca”

#terradimarca #destinazionemarche

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