Quel ruggito nel ventre dei Monti

Ore 7:30 di questa mattina. Ci si prepara al rientro a lavoro. Finite le ferie.

Esco in giardino. L’occhio va verso la montagna. I Sibillini sono più belli che mai. Sfumati in un grigio celeste già settembrino. Danno l’idea di un elefante accovacciato, disteso. Sembrano tranquilli. Eppure, di là è venuta la morte. Quasi trecento le persone che non sono scampate al disastro. Centinaia i senza casa e i senza lavoro. E’ durissima.

Nel ventre dei monti ruggisce qualcosa – come di ancestrale – che ancora non si placa. Stavolta la terra non è sta né madre né sorella.

E’ stata matrigna e sorellastra.

faglia2
La faglia del Vettore (foto di Paolo Galli da geologi.it)

Il Vettore è spaccato. Fa impressione vedere una ferita profonda separarlo quasi in due parti.

Mette angoscia il solco profondo lungo il sentiero che porta ai laghi di Pilato.

E’ come se una forza maligna, dopo aver stroncato tante vite umane, volesse oggi separarci da quelle montagne da cui è scesa la nostra civiltà. Annientare quelle comunità.

Non è possibile.

#terremoto

 

 

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