Per non dimenticare i borghi

Venerdì 2 settembre. Giornata Mondiale del Creato.

Ascolto la rassegna stampa, in auto, salendo per Montefortino. Sorpasso ciclisti arrancanti. Alcuni bambini sul dondolo nel giardino di una villetta. L’aria è fresca. I campi in ordine. Il terremoto non ha segni visibili. Me ne accorgo solo quando leggo volantini con su scritto: “L’ospedale non si tocca”. Più avanti, un manifesto annuncia che il “Filofest è annullato”. Più sopra, l’ospedale ha avuto serissimi danni.

Ripavecchia foto

La Cappellina di Ripavecchia

Raggiungo Montefortino, 1178 abitanti al primo gennaio 2016, è il secondo territorio più vasto della provincia di Fermo dopo il capoluogo: 78,62 km quadrati. Una ventina i minuscoli centri abitati. Estensione enorme, che ha sempre impensierito i sindaci.

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Ripavecchia è al confine con Montemonaco. Grumo di case dinanzi alla montagna: alcune restaurate di recente, la più parte vecchie, diverse malmesse. Il sisma ha aggravato la situazione. Nessuno in giro. Si sente una sega nei prati. Un cane abbaia. Percorro l’unica via. C’è anche una cappella con la croce intatta. Non s’apre quasi mai, giusto per commemorare un defunto.

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Tricolore a Cerretana

Livia è una gentile signora che porta un secchio di panni al lavatoio. E’ ancora impaurita. Vive a Roma otto mesi l’anno. Quattro – quelli estivi – li passa a Ripavecchia. Senza lei e suo marito, la popolazione scenderebbe a otto abitanti. Filippo siede sul gradino di un’abitazione. Esordisce: «La scossa non finiva mai». Indica la casa di fronte che desta preoccupazione. Di sera, e anche di notte, vedono i lampeggianti delle auto di carabinieri e polizia.

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Una bella abitazione di Cerretana

Luigia sta facendo i pomodori. «Un tempo – racconta – la popolazione superava i cento residenti, c’erano 20 famiglie». D’inverno che fate? «Gli uomini – ormai pensionati eccetto un paio di giovani che lavorano a Comunanza – tagliano legna e aggiustano oggetti». Le donne guardano la tv? «Ma quale tv. Abbiamo sempre mille cose da fare». E si accomiata con un sorriso.

Maria è invece la mia guida a Cerretana. Torna dall’orto dove ha raccolto essenze per il pranzo. «Qui vivono una sessantina di persone, 13 famiglie di cui 5 giovani con figli piccoli. Quando ero giovane superavamo i 250». Sui prati spicca il giallo spento di numerose rotoballe, all’ingresso della frazione un bel mucchio di legna pronta per l’uso, un ovile, una stalla, galline nei recinti. Non mancano i trattori. «Noi la terra non l’abbiamo abbandonata, continuiamo a custodirla» dice Elio che è di passaggio.

Molte le case di pietra ad un piano, gradevolissime, che si contrappongono ad altre, anni 60, dalle piastrelle nocciola. Maria indica la vecchia scuola che non c’è più. Le abitazioni hanno il pergolato davanti con l’uva già matura. Non mancano castagni, fichi e meli.

Quasi ogni famiglia alleva il maiale per usi propri. Mentre parlo con Ascenzo, arriva la Forestale. Chiedono cortesemente documenti e cosa stia facendo. Spiego, stendo carta d’identità e tessera professionale. Fanno bene il loro dovere. Li ringrazio.

Destinazione Poggio. Ma ne riparleremo.

Da Il Resto del Carlino di domenica 4 settembre 2016

#borghi #terremoto #destinazionemarche

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