Ancora Borghi: da Poggio a Vetice

Poggio è una freccia stradale lungo la strada che da Montefortino conduce a Montemonaco. Mi hanno consigliato di non andare: «Non c’è più nessuno, forse una famiglia». Motivo in più per raggiungere quel centro abbandonato.

Si sale, strada bianca, curve, incrociare un’altra auto sarebbe problematico. In cima, una biforcazione: una via che sale, impervia, ed una che scende, più larga. Metto gli scarponi, salgo. Arrivo dietro alla “Casa del Sole”, casolare di campagna sistemato per campi scuola. Curato il prato, curata la casa. Nessuno in giro. Più sopra, l’abside dell’antica pievania di Sant’Angelo in Montespino.

cas del sole

La “Casa del Sole” con dietro la pievania di Sant’Angelo in Montespino

Torno indietro e scendo parecchio sino ad uno slargo. Sotto i rovi, una vecchia abitazione. Un’altra, sulla destra, è malandata: un forcone e fieno nella stalla aperta, qualcuno dev’esserci. Su un fianco della casa, un vecchio lampione. Alla fontana pubblica un tubo di gomma a scendere. Di fronte, una costruzione lunga ad un piano, sfigurata. Bello il portone. Un’altra sul lato corto di sinistra. In totale ne conto otto.

vetice

Poggio

Una quarantina di abitanti, un tempo. Pesante il silenzio rotto solo da un volo di poiana. Scendo ancora: una villetta, un’auto con targa straniera. E’ risaputo: inglesi, scozzesi e tedeschi preferiscono gli sprofondi. Chiamo. Nessuno risponde. E’ Poggio…

Poggio foto

Poggio

Destinazione Vetice, lungo la strada che porta al Santuario della Madonna dell’Ambro. Asfalto. Grappoli di case. Si intravede la Roccaccia: antica rocca d’avvistamento, nuova abitazione di imprenditori. Pietra chiara nel verde che inizia a farsi marrone. Raggiungo la parte alta. C’è un palazzetto signorile con tendine ricamate alla finestra. Arrivano gli agenti della Forestale. Chiedono ai residenti: una coppia adulta, se ci sono danni. Qualche crepa. Efficace il restauro. Più sotto, villette, alcune stile alpino. Strada bianca per raggiungere la chiesa. Non sembra malmessa come invece lo è la vecchia canonica: persiane divelte, finestre sgangherate. Il parco sembra raso quel giorno. Sotto il pergolato con uva bianca e piccola, un lungo tavolo di legno e panche.

Vetice due

Vetice

Le famiglie sono 33, dice Maria che sta battendo una coperta al sole, diverse le coppie giovani con bambini. Chi lavora è occupato all’Ariston di Comunanza. La chiama ancora Ariston come ai tempi dei Merloni. Problemi? «Tanta paura, ma, grazie a Dio, nessun danno. L’ansia però è tanta». Una lode a carabinieri e Forestale. «Vengono in continuazione, non ci lasciano soli. E poi un miracolo: nei piccoli borghi a volte ci si divide. Il terremoto ha riportato solidarietà».

Vetice canonica

Il retro della chiesa di Vetice

Un’altra Maria dorme in cucina «pronta a fuggire in strada». Chiede che la piccola chiesa venga sistemata, «è il luogo della comunità». Teme per l’ospedale: «Non possiamo farne a meno, non possono abbandonare la gente di qui». Anche Luigino ha lo stesso timore. Lancia un’improbabile proposta: «Dirottino ad Amandola quei 70 milioni stanziati per l’ospedale di Fermo, facciano una scelta a difesa delle popolazioni montane». Ci vorrebbero coraggiosi statisti.

Da Il Resto del Carlino di martedì 6 settembre 2016

#borghi #terremoto #destinazionemarche #montefortino

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