La Gola lunare. I bovini intrappolati. I lupi in agguato

Montefortino. Stavolta Capotenna non racconta la saga del Guerin Meschino.

Stavolta Capotenna racconta di una trappola. Una trappola per oltre 350 capi bovini che non riescono ad uscire dalla gola dell’Infernaccio. Le mucche di quattro aziende del territorio (Montefortino, Monte San Martino) hanno passato l’estate nella piana dove nasce il fiume Tenna. Ora dovrebbero tornare nelle stalle. Tra nemmeno un mese arriveranno neve e gelo. La strada però è bloccata. Impossibile percorrerla.

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Il borgo di Rubbiano

L’altro giorno gli allevatori le hanno raggiunte compiendo un giro larghissimo. In auto fino a Frontignano, poi a piedi sino a Passo Cattivo e giù verso Capotenna. Ore di cammino. Gli ultimi chilometri, prima di scendere, sono vicini ad una cresta: lo stradello ha la montagna a destra e lo strapiombo a sinistra. La via è stretta e pericolosa.

«I bovini sono impauriti» ci dice un militare dell’esercito che, nativo di Rubbiano, ha aiutato il parente a raggiungere la mandria. Bisogna al più presto trovare una soluzione. Anche perché, arrivando il freddo, i lupi non staranno a vedere.

La via dell’Infernaccio è sbarrata. Un masso enorme ostruisce l’ingresso a valle del tunnel usato dagli uomini del Consorzio idrico e dai mandriani per superare la gola. Ad occhio e croce lo valutano del peso di diverse tonnellate.

La zona che i turisti e gli appassionati di montagna chiama “Delle Pisciarelle” è spettrale. Così l’hanno resa il terremoto del 24 agosto e le scosse successive. Anzi, ci corregge il militare, «non è spettrale è lunare». I massi rotolati a decine dal fianco del gruppo della Sibilla e della Priora hanno chiazzato il terreno di grandi crateri. Son rotolati giù a fortissima velocità e sono rimbalzati alzando una nebbia di polvere che per due giorni ha coperto di bianco la vegetazione sovrastante.

Riccardo – un uomo sui quarant’anni – ieri mattina, appoggiato alla bici, stava muto dinanzi al segnale di divieto d’accesso alla strada che porta a Rubbiano e poi alla gola. Guardava davanti a sé. La notte del sisma era accampato con degli amici nei pressi. Quello che ha sentito alle 3,36 è stata un’esplosione nella pancia dei monti. «Qualcosa di veramente strano». Anche Caterina, un’anziana di Rubbiano che sta bollendo in un caldaio i pomodori con un fuoco allegro sotto, parla di «un terremoto diverso». «Come un rombo» precisa il militare, «come un susseguirsi di esplosioni di mine sempre più vicine».

Mentre stiamo parlando al centro di Rubbiano, il cane “nerone” aguzza il muso e il gatto che sta nei pressi arruffa il pelo. Sono le dieci e quarantacinque di ieri: nuova scossa. Avvertiamo qualcosa. Una anziana, uscita di casa, conferma: terremoto.

In montagna, sopra a Capotenna, ci sono pastori con greggi, ci spiega il militare. Anche loro hanno qualche difficoltà, ma le pecore camminano anche sui sentieri stretti.

Altri animali camminano spediti, ma in mezzo alle case, specie con il buio. Sono i cinghiali, che in questi giorni sembrano più irrequieti che mai e più preoccupanti di sempre.

da Il Resto del Carlino di sabato 10 settembre

#terremoto #montefortino #bovini #lupi

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