Ottobre all’Abbazia: più di una serie di convegni

C’è un’immagine che amo, più volte citata come la perfetta sintesi della tradizione. E’ il gruppo scultoreo realizzato da Gian Lorenzo Bernini. Si trova a Roma, nella Galleria Borghese.

Enea è fuggito da Troia, la sua città è in fiamme, i greci stanno massacrando la popolazione dopo dieci anni di estenuanti battaglie.

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L’eroe troiano ha sulle spalle Anchise. Suo padre è anziano, non ce la farebbe a raggiungere la costa dove un’imbarcazione li attende. Nascosto, impaurito (pensate ai bambini di Aleppo!!!), avvinto, quasi incarnificato nella gamba sinistra di Enea, c’è suo figlio Ascanio, lo Julo dei Latini.

Anchise è la saggezza antica, l’esperienza maturata nei decenni; Enea è il presente, l’oggi, la durezza del quotidiano; Ascanio/Julo è il futuro. Mi piace pensare ad Enea che, sorreggendo il padre, prenda con la mano sinistra il figlio e lo spiga dinanzi a sé.

Tre generazioni che avanzano insieme.

L’immagine di questa unione, il senso profondo di una catena ininterrotta di generazioni faranno da sfondo al prossimo evento di Ottobre all’Abbazia. Il titolo è già esplicativo: “Dal chiostro ed oltre: Arti e saperi dai monasteri al territorio”.

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Dopo l’Abbazia di San Ruffino di Amandola, dove l’evento è nato anni fa, e dopo l’esperienza dello scorso anno a Fermo nel chiostro dei Carmelitani, quest’anno la scelta è caduta su Montegiorgio. Dal 15 ottobre al 5 novembre il già Convento dei Cappuccini, oggi sede della Confraternita della Misericordia, ospiterà incontri, relazioni, arte, musica e convivi.

L’iniziativa, che trova l’ispiratore in Eros Scarafoni, sarà curata dall’associazione “I sapori dell’infinito” in collaborazione con “Antichi sentieri Nuovi cammini”, “Quaderni Montegiorgesi” e Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea.

«Viaggiare – ha scritto il curatore Tommaso Lucchetti – portandosi appresso, come bagaglio di identità culturale, il conforto della memoria sulle spalle e per mano la fiduciosa speranza del futuro, come Enea in fuga da Troia, con l’anziano padre Anchise ed il figlio Iulo ancora bimbo. Questo è il senso e la proposta di “Ottobre all’abbazia” 2016. In un convento di un borgo della campagna fermana, sintesi di quiete tra i campi e laboriosità, quattro appuntamenti con diversi racconti di conoscenze e creatività nel tempo, dall’eredità culturale monastica alla sua evoluzione fuori dal chiostro, in un passaggio di consegne fino alla contemporaneità». Saranno quattro sabati per «raccontare le pratiche materiali e spirituali, dalla sussistenza quotidiana della terra da coltivare e dal fuoco in cucina fino alle espressioni della scrittura letteraria e della manifattura artigianale».

Dal monastero benedettino al convento francescano. L’incredibile giuntura che ha inciso nel DNA della nostra gente il senso del lavoro, della responsabilità, del non spreco, del consumo stagionale, dello stare in comunità. Come dire: il passaggio dalle prime forme moderne del «distretto industriale», rappresentato dalle cittadelle monastiche, all’economia sociale con i Monti di Pietà e Frumentari dei seguaci di Francesco.

Non una storia passata. Ma una memoria presente, una radice profonda. Cui attingere, forse, nuova linfa.

di Adolfo Leoni

da Il Resto del Carlino di domenica 9 ottobre

#ottobreall’abbazia #culinaria #benedettini #distrettoindustriale

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