Il terremoto. Il silenzio. E poi?

Voglio pubblicare questa mail che mi è arrivata giorni fa da una donna (M.C.) che vive nella zona del terremoto. Mi sembra che affronti un aspetto poco considerato.

Davanti ad una calamità (come il terremoto) c’è una sospensione.

Tutto è teso a capire cosa sia successo: ci si cerca, ci si aiuta, si condivide. Questo è l’uomo nel dramma.

E poi? E poi la paura che ti resta dentro e guardi la tua casa dove ti dicono che non puoi rientrare e nel silenzio ti muovi per cercare un posto dove stare, nel silenzio perché nessuno ha risposte.

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E poi? E poi arrivano i super – tecnici che girano in queste case e palazzine chiuse da più di un mese quasi spettrali con i residenti fuori che si riaffacciano aspettando che qualcuno dica loro qualcosa, almeno un: buongiorno, l’unica voce che senti, l’unico suono è un battere di martello contro un muro. E velocemente se ne vanno.

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E poi? E poi l’attesa di una sentenza che arriva il giorno dopo: ” Agibile, non agibile, da subito”.

Ma come? Dov’è quell’uomo che ti cerca e che condivide?”.

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