Fermo. Una notte al museo

Immaginate una trentina di bambini che, sul far della sera, risale la scala del Palazzo dei Priori di Fermo. Ognuno indossa uno zainetto rigonfio sulle spalle. Qualcuno dà la mano ad una signora, forse madre forse maestra. Il portone è socchiuso. Vi si infila, quasi timoroso, uno alla volta per poi affrontare la risalita in Pinacoteca. Silenzio quasi sacrale, solo passi leggeri.

mappamondo

Una decina sosta dinanzi alla pala del Rubens. Altri arrivano nella sala del Mappamondo. Altri ancora sono davanti alle tavolette con cui Jacobello del Fiore ha narrato le Storie di Santa Lucia. I bambini aprono gli zainetti, tirano fuori i sacchi a pelo, li srotolano e si preparano alla notte. Dormiranno sotto le capriate di un Palazzo antichissimo, sognando il genio dei secoli.

Prima di chiudere gli occhi, bambini maestre e mamme compiono un giro nelle austere sale. Il silenzio inizia a rompersi, la familiarità con il luogo inizia a crescere: domande, spiegazioni, racconti: Santa Lucia che non vuole sposarsi e viene condannata; l’Aquila federiciana salvata dalla distruzione della Rocca sul Girfalco; i tanti quadri dal Quattrocento al Seicento, quel Bambino candido che illumina la scena buia dove i Pastori sono inginocchiati; il Margutte destinatario delle lance di cavalieri giostranti; quel gallo in bronzo, un tempo svettante sulla Chiesa cattedrale, poi crivellato di pallottole dei francesi occupanti, fine Millesettecento.

Il Mappamondo ammutolisce tutti. La storia che si fa leggenda: come è entrato nella stanza zeppa di antichi libri, già piccolo teatro cittadino, quell’enorme globo terracqueo approntato nel 1722 da Amanzio Moroncelli, di professione cosmografo? I bambini guardano affascinati. La guida li porta sulla loggetta affrescata che collega Pinacoteca a Biblioteca. I piccoli appoggiano la testa alle braccia sui due parapetti guardando una magica Fermo ricca di storie sovrapposte. È tempo di dormire. Difficile prender sonno dopo emozioni così forti. I bambini si impregnano di bellezza, ne sono avvolti, come infasciati.

Certo, ce lo siamo immaginato. Potrebbe mai accadere? Sì: perché già accaduto, e proprio pochi giorni fa.

Ce lo ha raccontato Giuseppe Frangi, critico d’arte di vaglia, nipote di Giovanni Testori. «13 bambini con i loro genitori hanno potuto vivere un’esperienza davvero fuori all’ordinario: hanno dormito dentro uno dei palazzi più celebri e più ricchi di storia del mondo, il Palazzo Ducale di Venezia. L’invito è partito dalla fondazione che gestisce i musei veneziani. I ragazzini si sono presentati con materassini e sacchi a pelo e guidati dal team Education del museo, hanno visitato le sale in notturna e poi dormito molto spartanamente in quella che un tempo era la cappella del Doge. Al mattino sveglia all’alba per vedere dalle finestre affacciate sulla Laguna il sorgere del sole».

Fatto episodico? Non proprio. Qualche anno fa, il Museo di Palazzo Madama di Torino lanciò l’iniziativa «Madama Knit»: un sabato al mese le sue sale sono state aperte a giovani e anziane signore che, nella stupenda dimora che propone duemila anni di storia cittadina, hanno lavorato a maglia e uncinetto.

La Bellezza che torna popolare. Di cui siamo parte.

di Adolfo Leoni da Il Resto del Carlino di domenica 30 ottobre 2016

#fermo #mappamondo #rubens

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