Si sgretolano le montagne, l’eremo resiste: è la speranza

Festa dei Santi, ricorda il calendario: Primo Novembre. Il sole è di tarda estate. La montagna è nitida, con un dito sembra di toccarla. Eppure, la sua pancia ha ruggito di nuovo. Né madre né sorella, la terra stavolta è stata matrigna e sorellastra.

In tanti scelgono la costa come rifugio magari di un giorno. Alternativa minima all’ansia onnipresente.

frana

Preferisco salire, per una pur minima vicinanza a chi è rimasto lassù, nella zona pedemontana dove il sisma c’è stato ma non terrificante come altrove. Dove la paura però resta identica e paralizzante.

8,57. Mentre dalla rocca di Smerillo lo sguardo si sposta dall’Abbazia di San Ruffino al lago omonimo, ad Amandola, a Sarnano, e ti domandi come possa quella bellezza dei monti tradire uccidere e devastare, noti una nebbia bassa che sale dalla gola. Ma non sono nubi, non è nebbia. È polvere, tanta, che avanza veloce e veloce si spande. E allora capisci che l’Infernaccio è come esploso. I massi sono precipitati dall’alto sfondando e scavando buche. Il costone s’è sbriciolato. Impossibile arrivare là. Chissà se le lapidi alla roccia delle Pisciarelle si sono salvate? Ricordavano uomini che la morte ha colto in quei paraggi. Erano eco dei tanti vissuti e scomparsi in quei luoghi secoli fa.

lapidi

Li avevamo ricordati ai primi di agosto. Laura Subrini e Andrea Valori avevano scandito quei nomi: Decorato, Marualdo, Formosiano, Teuda, Orseolo… Nomi inusuali, antichissimi. Gente di montagna, quando in montagna si viveva. Ma si dovrà vivere ancora.

San Leonardo resiste. L’eremo ha qualche crepa, dicono. Qualcuno aggiunge, con fatalismo, che ad un anno quasi esatto (9 agosto, 24 agosto) dalla morte di padre Pietro il ricostruttore, il terremoto si sia scatenato. Come a distruggere ogni cosa. Eppure l’eremo resiste.

la-strada-da-fare

«Dobbiamo essere essenziali» ripete la Madre badessa del monastero di Santa Caterina a Monte San Martino. Un’ala dell’edificio era stata compromessa dal sisma di agosto. Le 19 monache s’erano trasferite in altra parte. Il terremoto di mercoledì 26 ottobre le ha costrette a nuovo trasloco. Mentre preparano i pacchi, distribuiscono abiti e cucinano per i poveri, loro povere. Anche la signora Gabriella cucina. Lei gestisce Le Logge di Smerillo. Ma ora ci sono alcune decine di sfollati al primo piano dello stabile – lei è al piano terra – che è l’auditorium del comune. Cucina e offre ottimo cibo, vicinanza e compagnia. «Ricostruiamo comunità, almeno il sisma qualcosa di buono l’ha provocato» commenta Simonetta Paradisi, anima del Festival Parole della Montagna. Ha intorno a sé alcuni bambini che vanno distratti.

Domenico Baratto telefona in quel mentre. Ancora una volta il Filofestival amandolese è stato rinviato. Vuole sentire voci amiche. C’è bisogno di amicizia.

monastero-clarisse

Le monache clarisse dell’Immacolata hanno dovuto abbandonare il monastero di Montegiorgio, una storia di sei secoli. Hanno chiesto cartoni per il trasloco a Fermo, al monastero delle Cappuccine. Gli amici danno una mano. Lasciano dispiaciute ma molto convinte: faremo di tutto per tornare! La storia non si cancella.

Pieve Torina è l’epicentro della scossa di giovedì. Sta sul cammino francescano. A maggio lo rifaremo!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino domenica 6 novembre 2016

#terremoto #sibillini #infernaccio #smerillo #destinazionemarche

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...