La Puglia chiama i Sibillini. Un “Cielo” per le aziende del cratere

A Ostuni, c’è un importante Restaurant. Si chiama Cielo, fa parte del Relais La Sommità diretto dalla signora Antonietta D’Alessandro. È immerso nel bianco della pietra pugliese (leccese), nel verde di una collina amabile, l’affaccio su spiaggete di sabbia bianca. Lo chef Andrea Cannalire e il maître Vito Laneve propongono di tanto in tanto degustazioni particolari.

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Un momento della degustazione di prodotti dei Sibillini

Venerdì undici novembre, sotto le antiche arcate dell’edificio a due passi dalla stupenda chiesa cattedrale, i «piatti» erano marchigiani, anzi sibillini, di quella porzione nostra di montagna colpita dal terremoto. Un’operazione solidarietà addizionata a gusto e qualità. Un legame e un’operazione spontanea, di chi si è messo a disposizione, non architettando chissà quale progetto, ma partendo dal suo specifico, in questo caso cucina e prodotti agro-alimentari. Così, sul tavolo dei commensali – tra cui importanti personaggi dell’editoria, del giornalismo, dell’imprenditoria – sono sfilati le caciotte «fortunata» e gli yogurt di Angolo di Paradiso da Amandola, le mele rosa e le confetture de Le Spiazzette, sempre di Amandola, le lenticchie e i tre pecorini provenienti da Comunanza e Montemonaco messi a disposizione da La Bottega della Cuccagna, il miele dell’Oro degli Eremiti di Montefortino, infine i vini (Sant’Isidoro e Stella Flora) dell’azienda Maria Pia Castelli di Monte Urano.

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Gestori e chef del Cielo

Il tramite Marche-Puglia è stata proprio l’azienda monturanese. Contattata all’ultimo Merano Wine Festival perché partecipasse all’iniziativa pugliese, e richiesta di portare con sé alcune produzioni di aziende operanti nei luoghi scossi dal terremoto, la Maria Pia Castelli ha aperto, di fatto, per le piccole imprese montane, un canale solidale e commerciale: gli yogurt, le confetture di mela rosa e il miele saranno nei prossimi mesi sui tavoli delle colazioni servite ai clienti del Relais (cinque stelle) e della SPA.

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Maria Pia Castelli e Angelo de La Bottega della Cuccagna

Una sorta di «quasi adozione» a distanza. Che non prescinde però dalla bontà dei prodotti. Ma anche una ricaduta turistica: i prodotti assaggiati sono stati «raccontati» anche per le terre dove li si produce attirando curiosità, attenzione e future visite.

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