Siamo montanari e ce ne vantiamo. Riccardo Tassi spiega la diversità. E pone domande

Caparbio come un montanaro. Questo si dice, con simpatia, delle genti di montagna. Persone abituate ad affrontare freddo, neve, ed ora anche terremoto. Una «razza particolare» che affiora soprattutto oggi con la loro «riluttanza all’esodo» dalle zone colpite dal sisma. Come spiegare? Un tentativo lo fa un giovane montanaro, Riccardo Tassi, amandolese, laureato in agraria, specializzato in scienze delle produzioni e protezione delle colture agrarie, vicepresidente del Consorzio Forestale dell’Appennino Centrale. «I montanari non sono cittadini qualunque. Non sono cittadini, in realtà. È difficile comprenderli se li si osserva con l’occhio dell’uomo globalizzato. C’è un qualcosa di più che risiede nella diversa concezione di “vita”, in primis, e di “mission”, poi». C’è un rapporto forte con l’ambiente, che li caratterizza, dunque.

riccardo-tassi
Riccardo Tassi, agronomo

«Vivono e abitano un territorio circoscritto, impervio, che li costringe da sempre ad un rispetto votivo. Sono convinti che sia loro dovere rimanere perché, abitare una terra, vuol dire “governare” quel luogo e non solo occuparlo». E questa modalità di essere, secondo Tassi, li porta a filtrare con il rispetto «tutte le loro attività, anche quelle che potrebbero apparire (erroneamente) lesive per la stessa natura, come la caccia o il taglio dei boschi».

ama
I nostri borghi, la nostra civiltà (Foto di Alberto Mandozzi)

Il «governo e custodia» di cui parla il giovane agronomo somiglia molto al «custodire e coltivare» di papa Francesco. È la categoria per capire alcune posizioni delle genti di montagna come ad esempio «l’avversione al TAV della Val di Susa, l’avversione ai Parchi Nazionali, che proprio i montanari nella maggior parte dei casi odiano profondamente». Loro vivono un’altra dimensione. «Se lo Stato Italiano riuscisse a cogliere da questa vicenda alcuni spunti di riflessione, ne gioverebbe l’Italia. Lo spopolamento dell’Appennino è forse il più grande dramma che stiamo vivendo. Le chiusure dei presidi pubblici, la “razionalizzazione” degli organici (meno assunzioni e servizi), sono frutto di una mera considerazione economica a brevissimo tempo». A Tassi obiettiamo che la spesa pro-capite in montagna è troppo elevata. «Ma agevolando la vita di quelle aree molti abitanti ritornerebbero ad abitarle e la spesa diminuirebbe proporzionalmente, facendo aumentare il Welfare». A Norcia, più di un abitante, ha messo in discussione il ruolo dello Stato. «Sì, un ruolo sempre più incerto ed etereo con il progredire della “società liquida”. E allora perché non girare la domanda e chiedersi che senso ha uno Stato che appare sempre più solo come una grande azienda? Qual è il suo ruolo: governare i cittadini limitandone le azioni lesive per l’ambiente e i suoi abitanti? o governare l’ambiente agevolando le attività migliorative dei cittadini?».

di Adolfo Leoni

#terremoto #montanari #destinazionemarche #sibilla

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑