“Cammino la Terra di Marca”. Il terremoto ha distrutto i borghi. Non la loro civiltà. E Montecassino risorse dalla macerie

Le periferie di Milano verranno militarizzate. Troppe gang criminali, troppi delinquenti a spasso. I cittadini non si sentono sicuri. Il sindaco Sala chiama i soldati.

I residenti del centro di Bologna non ne possono più. Spaccio e microcriminalità hanno preso il sopravvento nei luoghi simbolo di quella che era la città più accogliente d’Italia. A quando l’intervento dell’esercito? Se passa la richiesta lombarda verrà anche quella emiliana. Per vivere in città dovremmo stare sempre sotto scorta fisica o telematica? Stiamo perdendo i grandi agglomerati?

Domande pesanti, ma realistiche.

montecassino

Le macerie di Montecassino

Nel 2012, quando la crisi economica mordeva di brutto USA e Europa, il Wall Street Journal scriveva che l’Italia poteva uscirne prima di tutti riaffidandosi alla sua storia. Quella Medievale, quella Rinascimentale, quella dei Comuni. Quella che una bellissima mostra di qualche tempo fa circolata in Italia così descriveva: «La natura per prima ha dotato il nostro Paese di una straordinaria varietà di quadri ambientali, che fondono tra di loro la terra e il mare… Ed ecco, immersi in questi contrasti sorprendenti, i mille campanili e le cento città; e in ogni città, in ogni borgo, il municipio e la chiesa, le botteghe artigiane e i dialetti, un tessuto capillare fatto di legami sociali e familiari, dentro ambiti di vita amalgamati dal sentimento di un comune destino. Sono le piccole patrie degli italiani, tenute insieme da un intreccio ricchissimo di appartenenze, di tradizioni e di stili di lavoro, dalla fioritura di eccellenze tecniche e di primati artistici insuperati».

Mentre le grandi città diventano sempre più invivibili, il terremoto ha buttato giù la storia raccontata da decine di piccoli centri: quei campanili, municipi, chiese, scuole, botteghe. E tutto proprio qui, nel centro della nostra Italia. Proprio qui, nel suo cuore pulsante, lungo la cerniera che unisce il nostro Paese.

Ancora più penoso il futuro ascoltando le parole sottovoce di alcuni della Protezione civile: ci saranno borghi che non verranno mai ricostruiti.

Non è solo la storia ad essere cancellata. Il rischio è che si cancelli un’altra modalità di esistenza. Una cultura diversa. E, perché no?, un’altra civiltà: lontana dalla globalizzazione, distante dalla omologazione. C’è una diversità di vita in montagna e nelle nostre colline. Ricordate la provocazione del Libero Regno della Sibilla?

Riccardo Tassi, giovane agronomo di Amandola, ha parlato di una profonda diversità, che fa amare visceralmente la propria terra, che conserva un senso di comunità altrove non più percepibile.

Una giovane dell’entroterra ha scritto che, causa terremoto, dovrà chiudere il suo esercizio. Non è solo il drammatico problema di un lavoro che si perde, né la sola scomparsa di un singolo negozio, è invece lo spegnersi di una particella dell’insieme, il togliere un tassello da un puzzle.

Eppure, ricordava il dr Paolo Foglini agli universitari di Macerata, il monastero di Monte Cassino, raso al suolo dai bombardamenti alleati e dalla strenua difesa delle truppe tedesche, divenuto mucchio di rovine, fu ricostruito. Ci vollero solo sei anni. La speranza non è utopia. È energia creativa. Volendolo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 20 novembre 2016

#terremoto #montecassino #borghi

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