Minori… per modo di dire. La signora Linda e l’arte de lu pistringu

Linda indossava abiti neri, sempre. E ancora li porta di quel colore. Erano e sono la sua divisa: quella di amministratrice dell’azienda famigliare, che nulla ha a che vedere con botteghe commerciali o fabbriche industriali. Molto invece con marito, figli (tre), nipoti (sette), pronipoti (tre). La conosco da sempre. Le chiedo di parlar di lei. Linda – nome di quasi fantasia – non vuole però pubblicità. Prometto.

anziana

Dirò solo che abita in un paese dell’interno, nei Cinque nodi, slanciato verso quella montagna che, dopo il terremoto, sembra più bassa, piccola. Più infelice. Lei guarda quei monti e intristisce. Ma è un attimo. L’attimo dopo torna a raccontarsi. Serena.

Fino a una trentina di anni fa – oggi Linda di anni ne fa 86 – portava regolarmente una brocca d’acqua dalla fontana a casa. Non che nella sua abitazione, seppur di periferia quasi campagna, non fosse arrivata la conduttura idrica. Ma lei quel gesto l’aveva imparato da piccola, quando invidiava sua madre e sua zia che lo compivano. Lei ha voluto perpetuarlo fino a età avanzata. Come per mantenere un legame e una memoria. La brocca me la indica. Non è quella di gioventù, ma le somiglia: di terracotta, acquistata da artigiani di Montottone in una fiera di paese, dal color nocciola con un becco d’anatra più giallo. Mi racconta anche che poggiava il recipiente sulla sparra acciambellata in testa. Una sorta di incavo su cui depositare l’otre tenendolo bene in equilibrio. Prima era necessità, poi esercizio, infine solo gusto o forse riprova d’essere ancora adatta a far l’amministratrice di famiglia. Qualche estate fa è stata anche esibizione ad un rievocare folcloristico. Il trasporto lo faceva anche d’inverno. Anche con la neve. Dopo che i maschi avevano tracciato la «rotta», lo stretto sentiero tra le coltri bianche.

Dire inverno è dire Natale. A casa, nella stanza più grande – ora non c’è più: la ristrutturazione iper-moderna l’ha divisa in due – ardeva sempre il fuoco domestico, l’odore di fumo si spargeva ovunque, i salami la coppa il prosciutto ai ganci del soffitto stavano lì a pendere ed asciugare. In quel periodo, che è anche l’attuale, l’attendeva e l’attende un compito, che lei quasi sacralizza: lu pistringu o lu frustingu. Mai dolce ebbe tanto battagliar di nomi. E mai fu più rappresentativo di feste natalizie in Terra di Marca. Un concerto di sapori. Le chiedo gli ingredienti e Linda sciorina la ricetta dove i quantitativi sono: un pugnetto di questo, uno di quello, un bicchierino di… , un pentolino di… Antiche unità di misura! Annoto: mandorle, fichi, noci, cannella, scorzette d’arancio, cacao, vincotto, caffè. Sua nuora Pina precisa: «anche rhum». Linda storce il naso. Come dire: liquori e buoi dei paesi tuoi…

La Scheda:

Linda è nata il 28 febbraio del 1930. Nemmeno a dirlo: il parto fu casalingo. Le donne del vicinato aiutarono la simil ostetrica. Anche Linda ha partorito i figli in casa, come s’usava quando la maternità non era malattia ma quando anche si moriva spesso.

Ha studiato in una pluriclasse raggiungendo la terza elementare. Poi, ha lavato scodelle e bucato con mamma e zia, portando i panni alla fonte. Suo padre aveva un piccolo podere. Ha seguito i compiti dei figli e ha imparato molto.

Ha letto anche tanto, «il Vangelo, un po’ di Bibbia e romanzi italiani». Me ne cita uno di Guareschi, La scoperta di Milano. Stupisco!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 17 dicembre 2016

#destinazionemarche #minoripermododidire #guareschi #natale

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