Piero Antonelli. Pittore da Falerone al mondo

«La strada che da Porto Sant’Elpidio, abbandonata la litoranea, volge le spalle al mare e s’inoltra verso l’interno è silenziosa e antica. Si snoda verso una lontana linea di monti, fra campi di grano cosparsi di querce, di viti e di olivi, punteggiati da case di contadini. Sulle aie le galline razzolano e il cane abbaia. Poche macchine s’incontrano, qualche carro, qualche ciclista. È il Piceno di Pompeo e di Sisto Quinto, immobile all’ombra delle sue querce».

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Il pittore Piero Antonelli

È il 1938. Chi descrive il Piceno non è uno scrittore, è un originale pittore, oggi quasi dimenticato. Quelle querce, i pagliai, le case contadine, le edicole votive, la cacciagione, il teatro di Falerone… Pietro Antonelli li ha dipinti per anni. Realista, anzi iper-realista. Solitario. Fuori dagli schemi. Senza prendere parte a cordate e correnti. Libero.

A cento anni dalla sua nascita a Falerone nel 1916 e morto nel 1989, la Cassa di Risparmio di Fermo ha voluto disseppellire dall’oblio un personaggio più conosciuto all’estero che in Italia.

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Il volume edito dalla Cassa di Risparmio di Fermo

La certosina ricerca delle sue opere sparse nel mondo, specie quelle precedenti il 1958, e la ricostruzione dell’uomo e dell’opera la si deve al prof. Stefano Papetti. Alla Cassa di Risparmio di Fermo va il merito di pubblicare, scovandoli negli archivi fisici e della memoria, personaggi illustri e scordati. Il Genius loci non è solo il folletto impenitente, ma l’anima che una terra ha donato, ricevendone un dono, ai propri figli.

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Il teatro di Falerone visto dal pittore

«Piero Antonelli – scrivono i presidenti della Spa Amedeo Grilli e della Fondazione Alberto Palma – ha sempre mostrato particolare attitudine per il disegno e per la pittura riuscendo a rappresentare, con straordinaria efficacia, i semplici oggetti del vissuto quotidiano. Libri, frutta, fiori, vasi, documenti manoscritti, vetri, conchiglie, chiavi…».

Il padre Giuseppe preside dell’Istituto Agrario di Cremona, avrebbe – come racconta Papetti – desiderato per il figlio una carriera tra le scienze botaniche. Piero invece, avendo respirato la bellezza dell’arte nella casa dei De Minicis a Falerone, e appoggiato dalla mamma Matilde Emiliani, scelse gli studi umanistici. I suoi primi lavori ai pennelli si ispirano alla pittura metafisica di De Chirico. Ufficiale nella Seconda guerra mondiale, dopo la battaglia di El Alamein viene fatto prigioniero dagli inglesi e condotto ad Orano in Algeria quindi spedito negli Stati Uniti.

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Anche in quelle condizioni disegna come può, anche in modo caricaturale, risentendo dei periodici umoristici come Il travaso delle idee. Filo spinato, problemi di toilette, baracche di legno. Comica e drammatica la vignetta del suo arrivo da prigioniero a New Port in Virginia: tre soldati aprono il povero bagaglio buttando per aria i pochi indumenti mentre lui assiste nudo alla scena.

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Nel 1958, Antonelli subisce una paralisi che gli blocca la parte destra del corpo. Inservibile la mano destra. Sembra finita la sua carriera. Invece, spronato anche dagli amici, come nel racconto di Domenico Bonfigli, riprende a dipingere, e con la sinistra. Stessa abilità, tanto che due importanti galleristi di Boston acquisteranno quasi tutta la nuova produzione.

Un vanto per la Terra di Marca.

di Adolfo Leoni

#destinazionemarche #falerone #vignette #Piero Antonelli

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